I laboratori di IA vogliono comprare email e file di lavoro
Un giornalista di Wired ha raccontato di ricevere proposte per vendere gli archivi di lavoro della redazione: documenti, email, messaggi Slack e ticket, con cifre tra 350.000 e 1,8 milioni di dollari. Dietro c'è un settore in piena espansione che rifornisce di dati i laboratori di intelligenza artificiale.
- Offerte tra 350.000 e 1,8 milioni di dollari per gli archivi di lavoro di un'azienda.
- A una giornalista freelance sono stati proposti 1.000 dollari per un articolo.
- Le società di settore sostengono di anonimizzare i dati prima della vendita.
Il nuovo mercato dei dati "veri"
I modelli linguistici si addestrano su enormi quantità di testo. Secondo chi lavora in questo settore, i dati pubblici disponibili in rete sono ormai esauriti, e i laboratori sono disposti a pagare per materiale privato che mostri come si lavora davvero: archivi disordinati, con bozze, scambi di messaggi e trascrizioni di chiamate.
Wired cita offerte che in un caso arrivavano a 2 milioni di dollari e un intermediario che parla di oltre 45 miliardi di dollari spesi complessivamente dai laboratori per dati privati. Tra le società più attive ci sono Handshake, Micro1 e Mercor: quest'ultima, fondata nel 2023, ha reso miliardari a 22 anni i suoi tre cofondatori. A una giornalista freelance Handshake ha offerto 1.000 dollari per il lavoro su un singolo articolo; lei ha rifiutato. L'azienda ha confermato a Wired la proposta, spiegando che acquista documenti professionali in molti settori, giornalismo compreso, e che una parte rilevante del business riguarda tesi e materiali di studenti universitari.
Esistono persino società che aiutano le startup a chiudere i battenti e, nel farlo, ripuliscono e anonimizzano i dati per rivenderli ai laboratori. Interpellata da Wired, Anthropic ha riconosciuto l'esistenza di un grande mercato dei dati ma ha dichiarato di non acquistare i flussi di lavoro di aziende attive; OpenAI non ha risposto prima della pubblicazione.
La questione privacy
I protagonisti del settore sostengono che il problema sia risolto. L'amministratore delegato di Mercor, Brendan Foody, spiega a Wired che quando un'azienda trasmette i propri dati vengono rimosse le informazioni personali identificabili e che l'operazione può essere verificata. Secondo Foody il mercato è destinato a crescere molto, perché l'IA ha due bisogni senza fine: potenza di calcolo e dati.
Perché conta
Le email e i documenti di un ufficio non appartengono solo all'azienda: contengono conversazioni di dipendenti, clienti e fornitori che non hanno mai acconsentito a nulla. In Europa e in Italia vale il GDPR, il regolamento sulla protezione dei dati personali, che impone regole severe sull'uso di informazioni riconducibili a persone identificabili.
Secondo i protagonisti citati da Wired, questo commercio potrebbe avere sul lavoro e sulla società un impatto paragonabile a quello dei data center: i dati venduti servono infatti ad addestrare modelli capaci di svolgere gli stessi compiti di chi li ha prodotti.



