Gli elettori Usa bocciano i data center, OpenAI corre ai ripari
Alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti gli elettori hanno respinto i nuovi data center in 40 consultazioni locali su 41. Due giorni dopo OpenAI ha pubblicato una serie di impegni volontari per le comunità che ospitano i suoi impianti.

- Gli elettori statunitensi hanno respinto i data center in 40 referendum locali su 41.
- OpenAI promette niente NDA con i funzionari pubblici e pagamento integrale di luce e rete.
- Gli impegni riguardano solo i siti gestiti direttamente dall'azienda.
Il voto locale contro i capannoni dell'IA
I data center sono gli enormi edifici pieni di server dove girano i modelli di intelligenza artificiale: consumano molta elettricità e, per raffreddarsi, spesso anche molta acqua. Negli Stati Uniti la loro espansione è finita sulle schede elettorali sotto forma di referendum locali, e il risultato è stato netto: in 40 casi su 41 i cittadini hanno detto no.
Secondo The Decoder il voto ha avuto effetti immediati anche in Borsa: gli operatori specializzati in data center come Hut 8, IREN e Core Scientific sono scesi rispettivamente del 23%, 11% e 10%, mentre i grandi gruppi con molta liquidità come Microsoft (+6,7%), Amazon (+6,1%) e Alphabet (+3,2%) sono saliti, nell'attesa che una costruzione più lenta freni la corsa alla spesa. Il gruppo di ricerca Data Center Watch calcola che nel secondo trimestre del 2026 l'opposizione locale avesse già bloccato 45 progetti per 88 miliardi di dollari.
Le promesse di OpenAI
OpenAI ha risposto con due documenti, un National Community Compact e un Policy Blueprint, chiedendo anche ai legislatori di rendere quelle regole obbligatorie per tutto il settore. Tra gli impegni: rinunciare agli accordi di riservatezza, i cosiddetti NDA, nelle trattative con i funzionari pubblici, salvo i casi di segreti industriali o sicurezza; pagare per intero l'elettricità consumata e i lavori di potenziamento della rete; ridurre i consumi nelle ore di punta; pubblicare piani di costruzione, studi sul rumore e dati sull'uso dell'acqua.
Il responsabile delle politiche pubbliche di OpenAI, Chris Lehane, ha insistito sui benefici economici, promettendo 2.500 posti in Ohio e citando 4,8 milioni di dollari versati in Georgia per le mense scolastiche. The Decoder osserva che, rispetto ai costi del progetto in quello Stato (oltre 30 miliardi), si tratta di cifre quasi simboliche. Resta poi un limite: gli impegni valgono per i siti che OpenAI possiede e gestisce direttamente, mentre buona parte delle sue infrastrutture è costruita da partner come Oracle.
Perché conta
La vicenda mostra che il collo di bottiglia dell'intelligenza artificiale non è più solo tecnologico, ma politico e territoriale: senza il consenso di chi abita vicino agli impianti, i piani miliardari rallentano. È un tema destinato a riproporsi anche in Europa e in Italia, dove nuovi data center significano consumo di suolo, di energia e di acqua, e dove la trasparenza sugli accordi con gli enti locali è già oggetto di discussione.


