I siti pink slime finiscono nelle risposte dei chatbot
Secondo una ricerca di NewsGuard citata da Wired, i chatbot più diffusi citano i cosiddetti siti pink slime in quasi il 50% dei casi quando vengono interrogati su candidati e politiche dei midterm americani.
- NewsGuard: siti pink slime citati in quasi metà delle risposte elettorali.
- ChatGPT li ha citati in oltre il 70% delle ricerche, Grok nel 30%.
- I pink slime sembrano testate locali ma sono finanziati da gruppi politici.
Che cosa sono i siti pink slime
Con l'espressione pink slime si indicano siti che si presentano come testate giornalistiche locali, con nomi e grafica credibili, ma che in realtà sono finanziati da gruppi politici o ideologici e da singoli finanziatori. L'obiettivo è far circolare contenuti di parte facendoli sembrare informazione indipendente.
Wired riferisce che in vista delle elezioni di metà mandato il numero di questi siti è cresciuto e che i chatbot li stanno raccogliendo tra le fonti. Nella rilevazione di NewsGuard il risultato peggiore è di ChatGPT di OpenAI, che ha citato siti pink slime in oltre il 70% delle ricerche; il migliore è Grok di xAI, fermo al 30%.
Il problema sta a monte
I chatbot non producono informazione: la ricavano da ciò che trovano online e la rielaborano in una risposta unica, spesso senza mostrare con chiarezza all'utente da dove arriva ciascun dato. Se il materiale di partenza è inquinato, lo è anche la sintesi finale.
È lo stesso meccanismo che, secondo la ricerca di Forum AI citata da Wired, porta quasi il 40% delle risposte sulle elezioni a contenere almeno un errore. Il filtro editoriale che in una redazione separa una fonte affidabile da una interessata qui non esiste, o è affidato a criteri automatici.
Perché conta
Quando una risposta sintetica sostituisce la lista di link, l'utente perde la possibilità di valutare chi sta parlando. Un contenuto pagato da un comitato politico e un articolo di un giornale locale arrivano con lo stesso tono neutro e la stessa apparente autorevolezza.
Anche in Italia i siti che imitano l'aspetto di testate locali non sono una novità e la quota di persone che si informa tramite assistenti conversazionali è in crescita. Chiedere al chatbot di indicare le fonti e controllarle, invece di fermarsi al riassunto, resta la difesa più semplice.



