Droni ucraini sui data center russi: Mosca pensa a spostarli sottoterra
Gli attacchi con droni ucraini hanno danneggiato o messo fuori uso data center russi, interrompendo servizi cloud per milioni di utenti. Secondo Ars Technica, le aziende tecnologiche russe stanno ora studiando come proteggere e nascondere le proprie infrastrutture, anche sottoterra.

- Droni ucraini hanno colpito data center di Yandex, Sberbank, VKontakte e del Ministero delle Finanze russo.
- Rostelecom valuta con la mineraria Norilsk lo spostamento di alcuni centri dati sottoterra.
- Un decreto firmato da Putin il 2 novembre riserva allo Stato il 10% della capacità dei data center.
Quali obiettivi sono stati colpiti
Un data center è un edificio che ospita migliaia di server, cioè i computer su cui girano siti, app e servizi cloud: quando viene danneggiato, gli utenti perdono accesso a posta elettronica, pagamenti online, archivi digitali.
Secondo la ricostruzione di Ars Technica, i raid ucraini hanno degradato o bloccato strutture gestite dal colosso tecnologico russo Yandex, dalla banca statale Sberbank, dal social network VKontakte e dal Ministero delle Finanze russo. Tra le strutture danneggiate ci sono anche impianti che ospitano supercomputer dedicati all'intelligenza artificiale.
Si tratta di una ritorsione in uno scambio che va in entrambe le direzioni: l'articolo ricorda che le forze russe bombardano le città ucraine con droni e missili quasi ininterrottamente da mesi e che, da fine settembre, hanno preso di mira in modo specifico i data center ucraini.
Miniere, parchi di copertura e il decreto di Putin
Il quotidiano russo Vedomosti, citato da Ars Technica, riferisce che la compagnia di telecomunicazioni statale Rostelecom ha sollevato l'ipotesi di spostare alcuni data center sottoterra in colloqui con Norilsk, società che estrae nichel e palladio.
La testata di settore Data Center Dynamics ha segnalato inoltre la proposta di un governatore regionale russo: costruire i centri dati dentro miniere di carbone a cielo aperto, piantando parchi pubblici verdi in superficie come mimetizzazione.
Il 2 novembre, riferisce la testata indipendente russa Meduza, Putin ha firmato un decreto che obbliga gli operatori di data center a tenere da parte il 10% dello spazio e della capacità disponibili per eventuali necessità dello Stato. Il Cremlino ha anche autorizzato il possibile ricorso a data center esteri.
Perché conta
La vicenda mostra che l'infrastruttura digitale è diventata un bersaglio militare al pari di ponti e raffinerie: il calcolo per l'intelligenza artificiale non è un servizio astratto, ma edifici fisici, vulnerabili e difficili da spostare.
È un tema che riguarda anche l'Europa e l'Italia, dove si stanno costruendo nuovi poli di calcolo: sicurezza fisica, ridondanza dei siti e controllo pubblico sulla capacità disponibile diventano scelte strategiche, non solo tecniche. Il decreto russo sulla quota riservata allo Stato suggerisce, secondo Ars Technica, una crescente preoccupazione del Cremlino per la fragilità del proprio cloud in tempo di guerra.


