Schmidt: i laboratori di IA somigliano alle compagnie coloniali
L'ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt, insieme allo storico Niall Ferguson e alla ricercatrice Lisa Klaassen, paragona OpenAI e Anthropic alle Compagnie delle Indie Orientali: imprese potenti che trattano con i governi ma restano al loro guinzaglio. Il saggio è uscito su Foreign Affairs.

- Schmidt, Ferguson e Klaassen paragonano OpenAI e Anthropic alle Compagnie delle Indie Orientali.
- Il caso Anthropic di giugno mostra il peso delle decisioni governative sui modelli.
- Gli autori indicano in Taiwan e TSMC il punto più fragile della catena dei chip.
Due imperi e tutti gli altri
La tesi degli autori è che Stati Uniti e Cina abbiano costruito veri e propri imperi dell'intelligenza artificiale, e che ogni altro Paese che voglia accedere a questa tecnologia finisca per dipendere da loro. Il motivo sta nelle cosiddette leggi di scala, cioè l'osservazione che i modelli migliorano aumentando dati, calcolo ed energia: servono chip avanzati, minerali e capitali enormi, che pochi possono permettersi. Chi resta sotto una certa soglia, scrivono, semplicemente non è in gioco.
Il paragone con le compagnie coloniali nasce da qui: come quelle imprese, che operavano con una concessione statale ma avevano eserciti propri, i laboratori di oggi negoziano con i governi restando però sotto il loro controllo. L'esempio citato è di giugno: il Dipartimento del Commercio statunitense ha imposto ad Anthropic di bloccare l'accesso di cittadini stranieri ai suoi due modelli più capaci. Non potendo verificare in tempo reale la nazionalità degli utenti, l'azienda ha disattivato Fable 5 e Mythos 5 in tutto il mondo; circa due settimane dopo le restrizioni su Fable 5 sono state revocate, mentre Mythos 5 è rimasto riservato a un gruppo di organizzazioni statunitensi.
Strategie opposte e un tetto finanziario
Washington, secondo gli autori, offre tecnologia costosa e chiusa in cambio di allineamento politico; Pechino distribuisce modelli a pesi aperti per diffondere i propri standard. Gli Stati Uniti sarebbero avanti di circa sei mesi sui chatbot, la Cina sulla robotica. Ciascuno ha un collo di bottiglia speculare: alla Cina mancano i chip di fascia alta, agli Stati Uniti minerali e una rete elettrica affidabile.
Il saggio insiste sulla sostenibilità economica. Le aziende tecnologiche americane prevedono oltre 600 miliardi di dollari di investimenti nel 2026, in gran parte finanziati a debito; la Cina punta a 295 miliardi in cinque anni tramite titoli di Stato. Nel 2024 gli Stati Uniti hanno speso in interessi sul debito, circa 881 miliardi, più che in difesa, circa 874 miliardi. Da qui il "trilemma imperiale": difesa, primato tecnologico e welfare generoso non possono coesistere a lungo.
Perché conta
Per l'Europa e per l'Italia il messaggio è scomodo: senza capacità di calcolo, energia e capitali propri, il rischio è di essere clienti e non protagonisti, con regole decise altrove. Gli autori indicano inoltre come minaccia principale all'intera catena di fornitura un possibile conflitto su Taiwan, dove ha sede il produttore di chip TSMC.


