OpenAI licenzia tre ricercatori della sicurezza: le due versioni
OpenAI ha licenziato tre ricercatori che si occupavano della sicurezza dei suoi modelli, accusandoli di aver gestito in modo improprio informazioni riservate. I tre negano e sostengono di non aver mai ricevuto per iscritto una spiegazione dettagliata di cosa avrebbero divulgato.

- OpenAI ha licenziato tre ricercatori della sicurezza per presunte violazioni sulle informazioni riservate.
- I tre negano e dicono di non aver mai ricevuto per iscritto le contestazioni dettagliate.
- Sullo sfondo c'è lo scontro sull'accesso esterno ai ragionamenti dei modelli.
Che cosa è successo
I protagonisti sono Tomek Korbak, Mikita Balesni e Jasmine Wang, tre ricercatori che studiavano i rischi dei sistemi di intelligenza artificiale più potenti. Secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, ripresa da The Decoder e AI4Business, nel settembre 2026 il personale della sicurezza di OpenAI ha chiesto ad alcuni dipendenti di sbloccare i telefoni personali: l'azienda sospettava che fossero stati condivisi dettagli sull'architettura interna dei modelli con un ricercatore esterno. Sui dispositivi sono emerse conversazioni su Signal, l'app di messaggistica cifrata, con la funzione di cancellazione automatica dei messaggi attiva. Una settimana dopo i tre sono stati licenziati insieme.
OpenAI ha dichiarato che Signal non era uno strumento approvato, ma che non è stato quello il motivo dei licenziamenti: una portavoce ha parlato di violazioni di regole precise sul trattamento delle informazioni sensibili, escludendo qualsiasi legame con le preoccupazioni sulla sicurezza espresse dai ricercatori. Korbak replica che i messaggi a scomparsa sono una pratica comune nella Silicon Valley. Wang racconta invece che nel suo caso l'addebito riguardava l'accesso ripetuto alla casella email di un dirigente: dice di aver chiesto da tempo la rimozione delle autorizzazioni e di aver segnalato l'apertura accidentale di un messaggio sensibile senza condividerne il contenuto.
Il nodo della trasparenza
Sullo sfondo c'è un contrasto tecnico. I tre avevano firmato nel 2025, insieme a ricercatori di diversi laboratori, un appello per mantenere la possibilità di ispezionare i passaggi di ragionamento dei modelli. La tensione è cresciuta quando, il 1° settembre, The Information ha scritto che il nuovo modello di OpenAI chiamato Astra era più capace ma mostrava meno del proprio processo di ragionamento. Il capo scienziato di OpenAI Jakub Pachocki aveva liquidato quella ricostruzione su X come confusa. Poche settimane dopo è partita l'indagine interna. Gli investigatori avrebbero indicato come sospetta fonte Ryan Greenblatt, ricercatore esterno legato a Redwood Research e coinvolto nelle verifiche indipendenti di METR; Greenblatt nega di aver passato informazioni riservate ai giornalisti.
Perché conta
La vicenda tocca una questione aperta per tutta l'industria: quanto possono vedere i valutatori indipendenti dei sistemi sviluppati dalle grandi aziende, senza intaccare i segreti industriali. I tre ex dipendenti temono che il caso scoraggi altri dipendenti dal sollevare dubbi sulla sicurezza e gli auditor esterni dal collaborare con i laboratori. Le due versioni restano contrapposte e le informazioni pubbliche non permettono di stabilire se vi siano state divulgazioni non autorizzate. Per l'Europa, dove le regole sull'IA puntano molto sulle verifiche esterne dei modelli più potenti, la disponibilità delle aziende a farsi controllare da terzi è tutt'altro che un dettaglio.


