Edizione del mattino · 25 ottobre 2026

Che cos'è la catena di pensiero e perché i ricercatori la difendono

I tre ricercatori licenziati da OpenAI lavoravano su un tema tecnico diventato politico: la chain of thought, cioè i passaggi intermedi che un modello scrive mentre elabora una risposta. Leggere quelle tracce è oggi il modo principale per capire perché un sistema si comporta in un certo modo.

Un blocco per gli appunti interno

Dalla fine del 2024 una parte dei sistemi più avanzati appartiene alla famiglia dei cosiddetti modelli di ragionamento: invece di rispondere subito, scompongono il problema in passaggi e li annotano su una sorta di blocco per gli appunti interno. Quella sequenza è la chain of thought, letteralmente catena di pensiero.

Per le aziende e per i ricercatori di sicurezza quelle tracce sono preziose: permettono di ricostruire come un modello è arrivato a una conclusione, di individuare errori e di accorgersi se il sistema sta perseguendo un obiettivo diverso da quello richiesto. È un controllo indiretto, ma al momento è il più accessibile.

Il problema dei modelli recenti

Secondo quanto riportato da The Decoder, nel corso dell'estate nei laboratori di IA si è iniziato a discutere di modelli che ragionano più a lungo ma scrivono meno passaggi intermedi: più capaci, quindi, e al tempo stesso più opachi. Il caso emblematico è quello del modello di OpenAI chiamato Astra, descritto in questi termini da The Information il 1° settembre.

Nel 2025 Mikita Balesni, Tomek Korbak e Jasmine Wang avevano firmato insieme a ricercatori di vari laboratori un documento che chiedeva di preservare l'accesso a questa possibilità di monitoraggio. Lo stesso capo scienziato di OpenAI, Jakub Pachocki, aveva messo in guardia in passato da una corsa dell'intero settore verso modelli che non si riescono più a controllare.

Perché conta

Se la catena di pensiero sparisce o diventa illeggibile, viene meno la finestra più comoda sul funzionamento interno dei sistemi che stanno entrando in ospedali, tribunali, scuole e aziende. Chi verifica la sicurezza di un modello si ritroverebbe a giudicare solo l'output finale, senza poter osservare il percorso che lo ha prodotto.

È un punto rilevante anche per chi vive in Italia: le norme europee sull'intelligenza artificiale si basano sull'idea che i sistemi più rischiosi siano documentabili e verificabili. Più i modelli diventano opachi, più difficile diventa per enti indipendenti e autorità fare il proprio lavoro.

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