Musk pubblica lo screenshot dell'ordine Lego fatto da Grok
Elon Musk ha pubblicato su X, davanti a oltre 240 milioni di follower, lo screenshot di un ordine di set Lego di Star Wars effettuato per lui dal suo agente Grok. Nell'immagine erano visibili dati sufficienti a permettere ad alcuni utenti di manomettere l'ordine, secondo quanto riporta Wired.

- Musk ha mostrato numero d'ordine, indirizzi, email e ultime cifre della carta.
- Secondo Wired alcuni utenti hanno annullato e poi riaperto l'ordine portandolo a 400 set.
- Visa segnala un +40% negli Stati Uniti di transazioni malevole avviate da bot.
Cosa è successo
Domenica Musk si è vantato dell'utilità di Grok Bot, l'agente di intelligenza artificiale della sua azienda, capace di completare acquisti online al posto dell'utente. Un agente è un software che non si limita a rispondere, ma esegue azioni concrete: cerca prodotti, compila moduli, conferma pagamenti.
Lo screenshot però conteneva il numero d'ordine Lego a dieci cifre, il prezzo pagato, l'indirizzo di consegna e quello di fatturazione, l'indirizzo email usato dal bot e le ultime quattro cifre della carta di credito.
Secondo Wired, un utente di X con il nome Enderman ha pubblicato le schermate di una conversazione con il chatbot di assistenza del sito Lego, chiamato Sophia, sostenendo di essere riuscito a far annullare l'ordine usando email e numero d'ordine resi pubblici da Musk. Poche ore dopo Musk ha replicato dicendo che l'ordine non era stato cancellato. Un altro utente, sempre secondo gli screenshot circolati su X, avrebbe riaperto la consegna portando il numero di set a 400 e cambiando l'indirizzo, lasciando lo stesso metodo di pagamento. Lego ha preferito non commentare la vicenda con Wired; l'azienda potrebbe avere controlli interni in grado di segnalare attività anomale.
Il nodo vero: il commercio affidato agli agenti
Il problema non riguarda i mattoncini. Il giorno prima Musk aveva suggerito che, per far comprare qualcosa a Grok, bastasse caricare una foto della propria carta di credito: il bot cerca le offerte sul web e conclude l'acquisto. Anche Meta e OpenAI promuovono i loro agenti per lo shopping.
Alla fine dello scorso anno Visa aveva messo in guardia sulle frodi nel cosiddetto commercio agentico: criminali costruiscono siti dall'aspetto legittimo che offrono prodotti a prezzi bassissimi per ingannare gli agenti. Una volta completato l'acquisto, scrive Visa, il venditore malevolo può raccogliere i dati di pagamento e usarli subito per transazioni non autorizzate. Visa ha osservato un aumento del 25% delle transazioni avviate da bot malevoli nella seconda metà del 2025, percentuale che negli Stati Uniti sale al 40%.
Perché conta
La vicenda mostra due fragilità che toccheranno presto anche gli utenti italiani, visto che gli assistenti che comprano al posto nostro stanno arrivando nei principali servizi. La prima è che i chatbot di assistenza clienti possono essere convinti a modificare un ordine da chiunque conosca pochi dati: un rischio di sicurezza nuovo, legato al linguaggio e non al furto di password. La seconda è che affidare a un agente i propri dati di pagamento significa estendere la superficie di attacco a un software che, a differenza di una persona, non si insospettisce davanti a un'offerta troppo conveniente.


