Meta risparmia 3,9 miliardi di tasse con i data center sperimentali
Meta avrebbe risparmiato 3,9 miliardi di dollari di tasse negli Stati Uniti nel 2025 classificando i propri data center per l'intelligenza artificiale come modelli sperimentali e i chip Nvidia come materiali per la ricerca. Lo riporta il New York Times.
- Meta avrebbe risparmiato 3,9 miliardi di dollari di tasse nel 2025 grazie al credito per ricerca e sviluppo.
- I data center AI e i chip Nvidia sono stati classificati come sperimentali.
- Gli accantonamenti per rischi fiscali dell'azienda sono saliti del 45% a 18,74 miliardi.
Un credito d'imposta del 1981 applicato all'AI
Lo strumento è un credito d'imposta federale per la ricerca e sviluppo, cioè uno sconto fiscale concesso alle aziende che investono in attività innovative. La norma risale al 1981. Definendo le proprie infrastrutture di calcolo come pilot model, cioè impianti pilota in fase di sperimentazione, Meta ha potuto scaricare costi enormi: il risparmio è passato da 700 milioni di dollari nel 2023 a 2 miliardi nel 2024 fino ai 3,9 miliardi del 2025, cifra che ne fa il maggiore beneficiario del credito tra tutte le società quotate statunitensi.
L'etichetta di esperimento stride con ciò che l'azienda racconta a investitori e pubblico. Nel luglio 2025 Mark Zuckerberg ha annunciato l'intenzione di investire centinaia di miliardi di dollari in capacità di calcolo per costruire la superintelligenza, con cluster da più gigawatt come Prometheus, già parzialmente attivo, e Hyperion. Nel gennaio 2025 lo stesso Zuckerberg aveva detto che quei data center avrebbero alimentato i prodotti e il business principali del gruppo.
Rischi legali e il ruolo del revisore
James Shannon, il deputato che presentò la legge, ha dichiarato al New York Times che il credito era pensato per le persone, le conoscenze e le informazioni, e che l'uso fatto da Meta va molto oltre l'immaginabile. L'azienda si difende ricordando di aver speso 200 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo negli ultimi cinque anni.
Gli stessi contabili di Meta considerano però la strategia rischiosa: nei documenti depositati presso la SEC, l'autorità di vigilanza sui mercati americani, la società avverte che i risparmi potrebbero essere contestati, e gli accantonamenti per posizioni fiscali incerte sono saliti del 45% a 18,74 miliardi di dollari. Secondo il quotidiano, EY, che è il revisore di Meta e ha contribuito a impostare lo schema, sta ora proponendo lo stesso approccio ad altre aziende che acquistano chip per l'AI.
Perché conta
La vicenda mostra come la corsa all'intelligenza artificiale non si giochi solo sui modelli, ma anche sulla contabilità: se le infrastrutture più costose del settore vengono trattate come esperimenti, una parte del conto ricade sui contribuenti.
Il tema riguarda da vicino anche l'Europa e l'Italia, dove si discute di incentivi pubblici per data center e investimenti digitali. Il caso Meta offre un esempio concreto di quanto sia difficile tracciare il confine tra ricerca da incentivare e normale infrastruttura industriale.
