Google paga gli editori per le risposte AI, ma cifre minime
Google ha avviato da meno di un anno un programma pilota che retribuisce circa 100 editori quando i loro contenuti alimentano le risposte generate dall'intelligenza artificiale. Secondo The Information, però, per molti siti gli importi sono irrisori: meno dello 0,1% dei ricavi pubblicitari.
- Circa 100 editori partecipano al programma pilota di pagamento di Google.
- Per molti siti gli importi restano sotto lo 0,1% dei ricavi pubblicitari.
- Bruxelles indaga dal dicembre 2025 sugli AI Overviews e sui rapporti con gli editori.
Come funziona il programma pilota
Gli AI Overviews sono i riassunti generati dall'intelligenza artificiale che Google mostra in cima ai risultati di ricerca; accanto a questi ci sono AI Mode e il chatbot Gemini. Il programma prevede un pagamento in base a quanto il contenuto di un sito contribuisce alla risposta, con un monitoraggio dentro Search Console, lo strumento che gli editori usano per seguire le proprie prestazioni sulla ricerca.
Le cifre variano moltissimo. Un editore entrato all'inizio è sulla strada di superare un milione di dollari all'anno, una quota rilevante dei suoi ricavi; un altro, arrivato più di recente, ha incassato tra 50.000 e 60.000 dollari in pochi mesi. Molti siti piccoli hanno ricevuto meno di 1.000 dollari nell'arco di vari mesi, una somma che non compensa il calo di traffico. Alcuni partecipanti hanno detto a The Information di non sapere come vengano calcolati i compensi, che cambierebbero da un mese all'altro senza spiegazioni; secondo il report i contenuti di nicchia con pubblici molto fedeli, come anime e videogiochi, sembrano rendere di più. Diversi grandi editori hanno rifiutato di aderire, sperando di ottenere condizioni migliori.
Il fronte legale e regolatorio
Google ha sempre sostenuto che il traffico inviato ai siti fosse la contropartita per l'uso dei contenuti, ma con le risposte generate dall'AI quel patto si sta incrinando: diversi studi indicano una netta riduzione delle visite. Nel luglio 2025 editori indipendenti hanno presentato un reclamo alla Commissione europea sugli AI Overviews; a settembre Penske Media, editore di Rolling Stone, ha fatto causa a Google per la perdita di traffico e ricavi. A dicembre 2025 la Commissione ha aperto un'indagine antitrust per verificare se Google imponga condizioni inique usando i contenuti senza un compenso adeguato né una reale possibilità di tirarsi fuori. Nel Regno Unito, a giugno, è stato stabilito che gli editori devono poter rinunciare alla comparsa nelle funzioni di ricerca AI. Un tribunale tedesco ha inoltre stabilito che gli AI Overviews sono contenuto proprio di Google, non un riassunto di materiale altrui: se questa lettura si affermasse, gli editori avrebbero una base giuridica per chiedere licenze.
Perché conta
Il modello economico del web aperto, dove i siti producono contenuti in cambio di visite dai motori di ricerca, si regge su un equilibrio che le risposte AI stanno spostando. Per i giornali e i siti italiani, già alle prese con il calo del traffico organico, la posta in gioco è se il rapporto con Google diventerà un rapporto di licenza negoziato oppure resterà una serie di accordi individuali decisi unilateralmente. L'indagine della Commissione europea rende questa partita particolarmente rilevante per l'Europa.
