Edizione del mattino · 7 novembre 2026

Oltre 800 copie del tool di hacking Artex esposte online senza password

Centinaia di copie di Artex, un software cinese di hacking autonomo basato su agenti IA, sono risultate accessibili dalla rete senza bisogno di password. La società di sicurezza Censys ne ha contate oltre 800.

Che cos'è Artex

Artex è uno strumento open source di penetration testing autonomo: un software che sonda automaticamente i sistemi informatici alla ricerca di punti deboli. Essendo open source, cioè con il codice liberamente disponibile, chiunque può scaricarlo e installarlo sui propri server. Questo lo ha reso popolare tra chi non ha accesso ai modelli di cybersicurezza più avanzati di Anthropic o OpenAI. Microsoft lo ha descritto come un sistema di agenti IA capace di condurre attacchi informatici dalla ricognizione iniziale fino all'esfiltrazione dei dati con un intervento umano minimo.

Censys, azienda che scansiona Internet alla ricerca di sistemi esposti, ha pubblicato un post in cui segnala più di 800 installazioni distinte raggiungibili dal web senza credenziali. Silas Cutler, ricercatore principale di Censys e autore dell'analisi, precisa che non tutte sono usate per scopi malevoli: molte appartengono a tester autorizzati. Resta però poco chiaro perché siano esposte, dato che il software non richiede di essere accessibile da Internet.

Attacchi già collegati al software

Dalla sua pubblicazione a luglio, Artex è stato associato a diversi attacchi. A settembre è finito al centro di una campagna contro il settore finanziario sudcoreano: CrowdStrike l'ha attribuita a un hacker di lingua cinese, individuato anche perché aveva lasciato un'"open directory" con il sistema in chiaro. Secondo Censys quell'installazione era esposta da mesi e conteneva dati su bersagli ben oltre le banche coreane, incluse società di pagamenti e di gaming.

A ottobre Artex è stato usato anche in un attacco al fornitore di servizi IT ConnectWise, che ha permesso a hacker collegati alla Cina di spiare migliaia di organizzazioni i cui dati sono ospitati nel cloud di Microsoft. Secondo Microsoft, gli aggressori sono entrati negli ambienti cloud dei clienti e hanno sottratto dati così rapidamente da lasciare pochissimo tempo per accorgersene. Molti di questi attacchi hanno sfruttato vulnerabilità banali: password deboli o già note e assenza di autenticazione a più fattori. Artex ha nel frattempo annunciato il passaggio a codice chiuso, ma decine di copie restano disponibili sui siti di condivisione del codice.

Perché conta

Il caso mostra due cose insieme. La prima è che gli strumenti offensivi basati su IA stanno abbassando la barriera d'ingresso agli attacchi informatici su larga scala, anche per chi non dispone dei modelli commerciali più potenti. La seconda è che errori di configurazione elementari colpiscono tutti, attaccanti inclusi: le installazioni esposte rivelano gli strumenti d'attacco, compresi gli impianti usati per mantenere l'accesso alle reti violate. Per aziende e pubbliche amministrazioni, anche in Italia, la lezione pratica resta la stessa: password robuste e autenticazione a più fattori restano le difese che fermano la maggior parte di questi attacchi.

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