Amsterdam, manifestanti entrano nel cantiere del data center Microsoft
Circa cento manifestanti sono entrati nel cantiere di un nuovo data center di Microsoft alla periferia di Amsterdam, e alcuni sono saliti su una gru per esporre uno striscione contro l'intelligenza artificiale. La protesta è stata organizzata con il contributo del gruppo Geef Tegengas.

- Circa cento manifestanti sono entrati nel cantiere del data center Microsoft ad Amsterdam.
- La città vieta nuovi data center fino al 2030, ma il progetto era già approvato dal 2016.
- Le proteste contro i centri dati si stanno diffondendo in Europa e negli Stati Uniti.
Cosa è successo
Secondo quanto riportato da Reuters, circa cento persone sono riuscite a entrare nell'area di costruzione di tre torri alte 85 metri destinate a ospitare un data center, cioè un centro dati: un edificio pieno di server che fanno funzionare servizi cloud e sistemi di intelligenza artificiale. Oltre allo striscione contro l'IA issato su una gru, i manifestanti ne hanno esposto un altro con la scritta "Microsoft powers genocide" e hanno scandito slogan contro l'azienda e a favore della Palestina.
Il paradosso è normativo: Amsterdam ha vietato la costruzione di nuovi data center fino al 2030, dopo uno stop temporaneo annunciato a fine 2023. Questo progetto però è stato pianificato nel 2016, prima del divieto, e procede comunque. Il costruttore è lo sviluppatore britannico Pure Data Centres, mentre Microsoft sarà l'unico inquilino della struttura. Secondo The Verge il cantiere è arrivato a questo stadio anche sfruttando alcune scappatoie nelle regole.
Un'ondata europea di proteste
L'episodio di Amsterdam arriva nella stessa settimana in cui a Dublino alcuni attivisti hanno allestito un finto checkpoint militare israeliano davanti a un altro data center di Microsoft. Negli Stati Uniti, riferisce The Verge, diversi elettori hanno votato contro uno sviluppo senza limiti dei centri dati, mentre i nuovi impianti continuano a moltiplicarsi tra le proteste delle comunità locali preoccupate per l'impatto sul territorio.
Microsoft, dal canto suo, il mese scorso ha abbandonato quello che sarebbe stato il più grande data center del Regno Unito, dopo che i gestori della rete elettrica locale hanno fatto sapere che il sito non avrebbe avuto energia prima degli anni Trenta. L'azienda ha affrontato anche un anno di proteste interne: la festa per i cinquant'anni è stata interrotta da dipendenti contrari all'uso delle sue tecnologie nella guerra di Israele contro Hamas, uno dei quali ha definito "war profiteer" il CEO della divisione IA Mustafa Suleyman. Un altro dipendente aveva interrotto il keynote di Satya Nadella alla conferenza Build, e due manifestanti che avevano occupato l'ufficio del presidente sono stati licenziati.
Perché conta
I data center sono l'infrastruttura fisica dell'intelligenza artificiale: consumano molta elettricità, occupano suolo e richiedono allacciamenti alla rete che le città faticano a garantire. Il conflitto di Amsterdam mostra il nodo politico emergente in Europa, dove ai timori ambientali si sommano critiche al ruolo delle big tech. È una tensione che riguarda anche l'Italia, dove nuovi poli di calcolo sono in costruzione e dovranno fare i conti con gli stessi vincoli di energia e consenso locale.

