Data center, dall'Oregon all'Irlanda: acqua, elettricità e proteste
In una cittadina dell'Oregon, Google arrivava a consumare il 29% dell'acqua della comunità e aveva ottenuto dal consiglio comunale che quei numeri restassero riservati. Lo racconta a Wired Paris Marx, autore di un libro sui data center e sulle proteste che li circondano.

- A The Dalles, in Oregon, Google usava il 29% dell'acqua della comunità e i dati erano stati tenuti segreti.
- Dublino ha bloccato i nuovi data center nel 2021 perché la rete elettrica era satura.
- Le aziende hanno risposto costruendo centrali a gas dedicate, con avvertimenti dell'agenzia ambientale irlandese.
Il caso di The Dalles e il libro di Paris Marx
Paris Marx è un critico di lunga data delle grandi aziende tecnologiche e conduce il podcast Tech Won't Save Us. Il suo nuovo libro, Hyperscale: The Ambition and Excess of Big Tech's Data Empires, arriva in libreria proprio mentre negli Stati Uniti l'opposizione ai data center tocca il punto più alto: secondo Wired, il tema può pesare su alcune corse chiave delle elezioni di metà mandato.
I data center sono i grandi capannoni pieni di server che fanno funzionare servizi online e modelli di intelligenza artificiale. Consumano molta elettricità e molta acqua, usata soprattutto per raffreddare le macchine. A The Dalles, in Oregon, Marx racconta che Google ha cercato a lungo di tenere nascosti i propri dati sui consumi idrici, arrivando a far sì che il consiglio comunale li mantenesse segreti per quasi un anno. Quando la comunità ha ottenuto le cifre, ha scoperto che l'azienda utilizzava il 29% dell'acqua locale.
Per Marx non è una storia isolata: Paesi Bassi e Singapore avevano introdotto moratorie già nel 2019, e con l'arrivo di ChatGPT alla fine del 2022 è diventato chiaro che l'IA generativa avrebbe richiesto molti più data center.
L'Irlanda come avvertimento: dal blocco alle centrali a gas
Il caso più istruttivo, spiega Marx, è l'Irlanda. Nel 2021 Dublino ha approvato una moratoria: a chiederla è stato il gestore della rete elettrica, che ha dichiarato di non avere più capacità per collegare nuovi impianti. Un data center, infatti, ha bisogno di un allacciamento alla rete; quando la rete è satura, l'unica strada è prodursi l'energia da sé.
Così le aziende hanno cominciato a guardare ad altre zone del Paese, a usare generatori collegati alla rete del gas e infine a costruire centrali a gas dedicate. Per farlo hanno ottenuto licenze di emissione dall'agenzia ambientale irlandese, che ha avvertito come in questo modo gli obiettivi climatici diventino molto più difficili da raggiungere. Non solo: secondo Marx le aziende hanno anche fatto pressione per una legge che consente a soggetti privati di costruire linee elettriche, in un sistema dove finora poteva farlo solo l'operatore pubblico.
Perché conta
Quello che è successo in Irlanda sta ricomparendo negli Stati Uniti, dove le aziende corrono a costruire grandi centrali a gas private per alimentare i propri data center. Marx dice di non essere stato sorpreso, ma di essere colpito dalla scala e dalla velocità del fenomeno.
Il punto riguarda anche l'Europa e l'Italia, dove nuovi poli per l'intelligenza artificiale vengono annunciati con regolarità: chi paga l'energia e l'acqua, chi decide dove sorgono questi impianti e quali dati sui consumi vengono resi pubblici sono domande che toccano i bilanci dei Comuni e le bollette dei cittadini, non solo le aziende tecnologiche.


