CrowdStrike: quattro gruppi di hacker aggirano i filtri dell'IA
La società di sicurezza CrowdStrike ha pubblicato un'analisi su quattro gruppi criminali finora non documentati che hanno usato l'intelligenza artificiale per condurre attacchi informatici, aggirando le protezioni dei modelli. Uno di questi ha compromesso almeno quindici organizzazioni sanitarie in Argentina.

- Quattro gruppi criminali hanno usato modelli di IA per attacchi autonomi e prolungati.
- Hanno aggirato i filtri fingendo test di sicurezza autorizzati.
- Un gruppo ha colpito almeno quindici enti sanitari argentini, rubando cartelle cliniche.
Come hanno aggirato le protezioni
I ricercatori hanno esaminato gli attacchi condotti tra maggio e agosto da quattro gruppi che operano rispettivamente in cinese, in spagnolo e inglese, in indonesiano e in russo. Tutti avevano lasciato la propria infrastruttura di intelligenza artificiale accessibile su server web, permettendo agli analisti di ricostruire quali modelli usassero: soprattutto versioni di Claude di Anthropic e dei modelli aperti Deepseek, quasi sempre versioni più vecchie e meno costose.
Il punto centrale è il superamento dei cosiddetti guardrail, cioè i filtri che dovrebbero impedire a un modello di collaborare a un attacco. Secondo CrowdStrike il metodo più diffuso è stato convincere il modello che l'attività fosse un test di sicurezza autorizzato: inserendo file nella cartella di lavoro dell'agente per simulare autorizzazioni, oppure costruendo racconti credibili che anticipavano le obiezioni del sistema. I gruppi meno capaci usavano istruzioni più grezze e insistenti. Il gruppo di lingua cinese ha impiegato uno strumento chiamato ClawGod per modificare al volo Claude Code e tentare di rimuovere l'istruzione che limita il modello ai soli test autorizzati.
Attacchi non nuovi, ma più veloci
Adam Meyers, dirigente di CrowdStrike, sottolinea che queste campagne non sfruttano vulnerabilità inedite: approfittano della velocità e del volume che l'IA consente, colpendo problemi di igiene informatica che sarebbero stati evitabili. I gruppi usavano inoltre modelli diversi per compiti diversi, anche perché le protezioni non sono equivalenti da un modello all'altro, nemmeno all'interno della stessa azienda.
Il gruppo che opera in spagnolo e inglese ha preso di mira enti sanitari argentini, compromettendo almeno quindici organizzazioni; secondo i ricercatori ha sottratto credenziali e cartelle cliniche da almeno una vittima, usando un sistema di test di penetrazione costruito su misura.
Perché conta
La ricerca mostra che i filtri etici dei modelli, da soli, non bastano a impedire usi criminali: basta una storia convincente per trasformare un assistente di programmazione in uno strumento offensivo. È un problema che riguarda direttamente chi custodisce dati sensibili, a partire da ospedali e studi medici anche in Italia, dove le cartelle cliniche sono tra i dati più appetibili per i ricattatori.
La conclusione pratica è che la difesa resta ancorata alle basi: aggiornamenti, password robuste, controllo degli accessi. L'IA non inventa nuove falle, ma sfrutta più in fretta quelle lasciate aperte.


