Gli Stati Uniti vietano la tecnologia DeepSeek nelle agenzie federali civili
Il Dipartimento per la Sicurezza interna degli Stati Uniti ha ordinato alle agenzie federali civili di smettere di acquistare prodotti e servizi sviluppati dalla startup cinese DeepSeek e di rimuoverli dai propri sistemi informatici. Lo riportano TechCrunch e The Decoder, quest'ultimo citando il Wall Street Journal.
- Le agenzie federali civili devono rimuovere DeepSeek e non possono più acquistarne i prodotti.
- Il divieto si estende ai servizi di terzi costruiti con la tecnologia del laboratorio cinese.
- Pechino accusa Washington di politicizzare la tecnologia e valuta restrizioni all'export.
Un divieto ampio, dai confini ancora incerti
L'ordine non riguarda soltanto le applicazioni firmate DeepSeek, ma anche prodotti e servizi di terze parti costruiti usando la sua tecnologia, oltre a quelli di società collegate. Le agenzie possono chiedere eccezioni. Il provvedimento si appoggia a una legge statunitense del 2018 sulla sicurezza della catena di fornitura negli appalti pubblici.
Secondo l'ordine, la preoccupazione riguarda il trattamento dei dati degli utenti: informazioni sensibili di dipendenti pubblici americani potrebbero essere accessibili alle autorità cinesi in base alla legge cinese. The Decoder osserva però che il dipartimento non ha indicato una scadenza né rischi specifici, e che resta poco chiaro cosa significhi esattamente "costruito con" la tecnologia DeepSeek: non si sa, per esempio, se rientrino nel divieto i servizi che smistano richieste verso più modelli, come OpenRouter.
Non è il primo passo in questa direzione: una legge approvata nel dicembre 2025 aveva già limitato l'uso di DeepSeek nei sistemi di sicurezza nazionale dell'intelligence. Ora le restrizioni si estendono all'amministrazione civile.
Il contesto: distillazione, chip e ritorsioni
DeepSeek è il laboratorio cinese che a gennaio 2025, con il modello di ragionamento R1, ha scosso il settore proponendo modelli a pesi aperti e a basso costo, cioè scaricabili e riutilizzabili da chiunque, in concorrenza con OpenAI e Meta. Da allora è sotto osservazione da parte di governi e autorità di tutto il mondo.
A settembre un rapporto statunitense ha accusato DeepSeek e altre cinque aziende cinesi, tra cui Alibaba e Moonshot AI, di aver usato su larga scala la distillazione dei modelli, una tecnica che sfrutta le risposte di un sistema di IA per addestrarne un altro. OpenAI ha riferito ai legislatori americani di aver osservato presunti tentativi in tal senso, mentre Anthropic ha parlato di raccolte non autorizzate di output di Claude.
Pechino ha protestato: la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha accusato Washington di "allargare a dismisura il concetto di sicurezza nazionale" e di politicizzare le questioni tecnologiche e commerciali. Secondo Bloomberg, la Cina starebbe valutando restrizioni all'export su 23 tecnologie legate all'IA, inclusi progetti di chip e alcuni modelli avanzati.
Perché conta
La misura segna un passaggio: non si colpisce più solo l'hardware, ma anche i modelli software di origine cinese, con effetti a cascata su fornitori e integratori che li incorporano nei propri prodotti.
Anche per imprese e amministrazioni italiane il tema è concreto: molti strumenti di IA a basso costo si basano su modelli aperti cinesi, e un divieto negli Stati Uniti alimenta il dibattito europeo su quali sistemi siano accettabili nella pubblica amministrazione. The Decoder ricorda che un'iniziativa americana più ampia contro i modelli aperti cinesi si era fermata la scorsa estate dopo le obiezioni di Nvidia, Microsoft, Google e Meta, mentre OpenAI e Anthropic spingevano per restrizioni.


