Un giudice ordina a Meta di nominare i dirigenti che approvarono la pirateria
Meta dovrà dire chi, ai vertici, approvò il download di libri protetti da copyright da biblioteche clandestine per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale. Lo ha stabilito un ordine giudiziario riportato da TorrentFreak e ripreso da Ars Technica.

- Un giudice impone a Meta di identificare i dirigenti che autorizzarono i download dalle biblioteche clandestine.
- L'azienda aveva parlato di un processo informale senza vere decisioni dall'alto.
- Gli autori citano 80,6 terabyte da LibGen e 35,7 da Anna's Archive.
La strategia di scaricare la colpa sui dipendenti
Da settimane, nelle cause sul diritto d'autore legate all'addestramento dell'IA, Meta attribuisce ai propri dipendenti la responsabilità dei download via torrent. In un atto depositato in tribunale l'azienda ha descritto la costruzione dei primi grandi set di dati come un processo gestito con un "approccio informale", nel quale nessuno con potere decisionale avrebbe preso decisioni: una "decisione" ci sarebbe stata solo nel senso che alcuni dipendenti avevano "tecnicamente" scaricato i file.
Il giudice Thomas Hixon, magistrate judge, ha però dato ragione in gran parte a chi chiedeva l'identificazione di chi davvero decise. L'ordine riguarda una class action promossa da autori di libri, tra cui Richard Kadrey e Sarah Silverman, e una causa dell'editore Entrepreneur Media. Potrebbe portare a galla i nomi di supervisori, manager e dirigenti che, secondo le testimonianze degli stessi dipendenti, diedero il via libera.
Terabyte di libri e disagio interno
Al centro ci sono archivi come Anna's Archive e LibGen, biblioteche clandestine che distribuiscono libri senza autorizzazione. Secondo autori ed editori, Meta avrebbe scelto deliberatamente di favorire la violazione del copyright scaricando e distribuendo illegalmente le opere: poiché il torrent funziona grazie a una rete di utenti che condividono, sostengono i ricorrenti, l'azienda non avrebbe potuto scaricare 80,6 terabyte da LibGen e 35,7 terabyte da Anna's Archive senza fare a sua volta seeding, cioè ricaricare i file per gli altri. Meta replica di aver adottato misure per impedirlo.
Dai documenti emersi nelle cause risultano messaggi interni di dipendenti a disagio: uno scrisse che "scaricare torrent da un laptop aziendale non sembra giusto". Un altro ha testimoniato di aver avviato download che "richiedevano l'approvazione di un director o di un vicepresidente" per poter essere usati nell'addestramento. Un terzo ha riferito che la dirigenza fermò e poi riprese i download da Anna's Archive. Meta sostiene che le comunicazioni su chi autorizzò cosa siano coperte da segreto professionale, ma almeno uno scambio reso pubblico all'inizio dello scorso anno indicherebbe che la decisione sul download da LibGen arrivò dopo "una precedente escalation a MZ", cioè Mark Zuckerberg.
Perché conta
La vicenda tocca il nodo centrale dell'IA generativa: con quali dati vengono addestrati i modelli e chi risponde se quei dati sono stati presi senza permesso. Se i nomi dei dirigenti emergeranno, la difesa basata sull'iniziativa di singoli dipendenti diventa più fragile e cresce il rischio di una condanna per violazione intenzionale.
È un precedente che interessa anche autori ed editori italiani: molti libri tradotti o pubblicati in Italia circolano in quegli stessi archivi, e l'esito delle cause statunitensi influenzerà il modo in cui le grandi aziende tecnologiche negozieranno, o non negozieranno, le licenze sui testi.

