Edizione del mattino · 21 ottobre 2026

Chat private con Muse finite online: Meta sospende la condivisione

Migliaia di conversazioni private con Muse, il nuovo assistente di intelligenza artificiale di Meta, erano rintracciabili in rete a causa del modo in cui venivano costruiti i link di condivisione. Dopo la segnalazione, Meta ha sospeso la funzione.

Meta Platforms
Immagine: InvadingInvader / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Bastava una ricerca

Come molti servizi online, Muse permette di condividere una conversazione generando un indirizzo web unico, accessibile a chi possiede il link. Di solito questi indirizzi contengono una sequenza casuale lunga, difficile da indovinare. Secondo i ricercatori della società di sicurezza Claroc, però, Muse componeva l'indirizzo unendo il titolo della conversazione a un identificativo casuale, e il nome dell'host lasciava intuire il contenuto della pagina prima ancora di aprirla.

Per trovarli è bastata una ricerca nei registri DNS pubblici, gli archivi che tengono traccia di come i nomi dei siti vengono tradotti in indirizzi di rete: quando il destinatario apre un link condiviso, quell'informazione finisce in banche dati consultabili. Così i ricercatori hanno raccolto oltre 6.800 link. Aprendone alcune centinaia, riferiscono Ars Technica e The Verge, hanno trovato una revisione interna dei ricavi di un'azienda di marketing destinata all'amministratore delegato, la richiesta di prestito di un piccolo imprenditore con l'importo, una lista di cose da fare con un allarme per frode bancaria e un numero di conto parziale, un report di un investitore immobiliare con indirizzi e cifre, il calendario annuale delle ferie di decine di dipendenti e gli appunti di un candidato per un colloquio riservato con un laboratorio di IA. "Avremmo immaginato che raccoglierle richiedesse uno sforzo reale: è bastata una query", hanno scritto.

La risposta di Meta

Meta ha dichiarato ad Ars Technica e a The Verge che gli utenti possono condividere singoli contenuti di Muse creando una pagina accessibile a chi ha il link, ma che la funzione è stata messa in pausa mentre l'azienda esamina il report e valuta modifiche al modo in cui quei link possono essere scoperti. L'azienda ricorda anche di aver aperto un programma di bug bounty, cioè di ricompense per chi segnala vulnerabilità. Asaf Aprozper, cofondatore e direttore tecnico di Claroc, ha detto di aver inviato la segnalazione l'8 ottobre e di aver provato a contattare Meta anche su LinkedIn, senza ricevere risposta. Il mese scorso Mark Zuckerberg aveva presentato Muse come un prodotto costruito fin dalle fondamenta per privacy e sicurezza.

Perché conta

Non è il primo caso: conversazioni con ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e Grok di xAI sono finite indicizzate su Google. Agli assistenti IA si affidano ormai dati aziendali, finanziari e personali, spesso dal lavoro. Un dettaglio tecnico nella costruzione di un indirizzo web può bastare a renderli pubblici, con conseguenze che in Europa toccano anche gli obblighi sulla protezione dei dati. La raccomandazione pratica è semplice: trattare qualsiasi link di condivisione come potenzialmente pubblico.

Copertina del Reel
Edizione del mattino · 21 ottobre 2026
Questa notizia è nel notiziario in video
▶ Guarda il ReelApri su Instagram

Nella stessa edizione

mattino · 21 ottobre 2026

ECHOTRIBBLE, il progetto USA di agenti IA che si diffondono da soli

Documenti ottenuti da The Intercept descrivono ECHOTRIBBLE: agenti IA dell'Army Cyber Command che si propagano come worm e neutralizzano bersagli.

mattino · 21 ottobre 2026

Sentenze scritte con l'IA: le tracce dei chatbot a Cagliari e Palermo

Due provvedimenti italiani contengono risposte di chatbot rimaste incollate nel testo. La legge consente l'IA come ausilio, ma la decisione resta al giudice.