WhatsApp mostra per errore le istruzioni segrete del chatbot di Meta
Le pagine di aiuto di WhatsApp hanno lasciato visibili, nel codice del sito, le istruzioni riservate destinate al chatbot di assistenza di Meta. Tra le regole, come riporta Wired, c'era l'indicazione di non suggerire agli utenti di rivolgersi a un'autorità per la protezione dei dati.

- Nel codice di circa 80 pagine di aiuto di WhatsApp erano visibili un centinaio di blocchi di istruzioni per il chatbot.
- Le regole vietavano di citare GDPR e altre norme sulla privacy e di consigliare le autorità di protezione dei dati.
- Meta ha rimosso i testi e parla di un bug ora risolto.
Cosa è stato trovato
La scoperta è della società di privacy Redact, che analizza regolarmente i siti e le informative delle grandi aziende tecnologiche. Secondo la sua analisi, circa 80 pagine di aiuto e FAQ del sito di WhatsApp contenevano, nel codice sorgente, un centinaio di blocchi di testo scritti non per i lettori ma per un modello linguistico di grandi dimensioni, cioè il tipo di software che alimenta i chatbot e genera risposte in linguaggio naturale.
Quei testi, raggruppati sotto un'etichetta tecnica chiamata HelpContentGalaxyLLMInclude, comprendevano sezioni intitolate "cosa non dire". Nella pagina su come cancellare il proprio account compariva l'indicazione di non consigliare di contattare un'autorità per la protezione dei dati, un regolatore o un organo di vigilanza. Nella pagina su segnalazioni e blocchi, le istruzioni prevedevano che, se l'utente parlasse di avvocati, cause o tribunali, il chatbot non citasse né interpretasse i termini di servizio o l'informativa privacy, non si esprimesse sulle responsabilità dell'azienda e non offrisse pareri legali. Un altro passaggio vietava di fare riferimento a normative sulla protezione dei dati come GDPR, LGPD o CCPA, anche se è l'utente a tirarle in ballo.
La risposta di Meta
Dopo che Wired ha contattato l'azienda, il testo è stato rimosso da tutte le pagine. Il portavoce di WhatsApp Joshua Breckman ha spiegato che la visualizzazione era dovuta a un bug ora corretto, e che si tratta di istruzioni rivolte al chatbot e non agli utenti, pensate per garantire risposte accurate a chi sceglie di scrivere al supporto con l'assistenza dell'AI. Secondo Breckman, l'azienda fornisce informazioni trasparenti sui diritti relativi ai dati e vuole che i chatbot di supporto diano consigli sul prodotto, non consulenza legale. Non è chiaro da quanto tempo il testo fosse esposto né se fosse raggiungibile da chatbot di terze parti; resta visibile nelle versioni archiviate delle pagine.
Perché conta
Il caso mostra la distanza tra ciò che viene detto agli utenti e ciò che viene detto alle macchine che rispondono al posto degli operatori umani. Per chi vive in Italia il punto è concreto: il GDPR è il regolamento europeo sui dati personali e prevede il diritto di rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali. Un assistente automatico istruito a non nominare quella possibilità non la cancella, ma rende più difficile scoprirla proprio nel momento in cui serve.

