Character.AI in bancarotta: il fallimento chiesto da Disney
Character.AI ha dichiarato bancarotta, ma dai documenti depositati in tribunale emerge che non si è trattato di un semplice crollo: il passaggio dalla procedura fallimentare era una condizione posta da Disney per assumere gran parte del personale della startup restando fuori dalle cause legali.
- Disney ha assunto la maggior parte del personale di Character.AI, incluso l'ex CEO, per 5,5 milioni di dollari più un deposito di 2 milioni.
- I documenti indicano che Disney ha preteso il passaggio dalla bancarotta per evitare i rischi legali della startup.
- Una licenza sulla tecnologia di Character.AI sarà messa all'asta: a Disney costerebbe altri 12,5 milioni di dollari.
Come è strutturata l'operazione
Character.AI è una piattaforma che permette di chattare con personaggi virtuali creati dagli utenti. Negli ultimi anni ha affrontato diverse cause private sulla sicurezza dei suoi chatbot e indagini di autorità in vari Paesi. Secondo Wired e Ars Technica, l'accordo con Disney si compone di due operazioni collegate. La prima, a settembre, ha visto Disney versare 5,5 milioni di dollari più un deposito rimborsabile di 2 milioni e assumere la maggioranza dei dipendenti, compreso l'allora amministratore delegato Karandeep Anand, lasciando che alcuni di loro continuassero a far funzionare Character.AI per cinque mesi.
Il 12 ottobre è arrivata l'istanza di fallimento secondo il capitolo 11 della legge statunitense, la procedura che consente a un'azienda di ristrutturarsi sotto la supervisione di un tribunale. Attraverso quella procedura Disney punta a ottenere una licenza perpetua, mondiale e non esclusiva su codice, documentazione, strumenti e altri materiali della startup, inclusi il sistema di moderazione, l'infrastruttura di addestramento e la tecnologia di stima dell'età. Esclusi i dati degli utenti e il sito. La licenza sarà messa all'asta: se Disney risulterà vincitrice, pagherà altri 12,5 milioni di dollari.
Il nodo delle responsabilità
Il nuovo amministratore delegato di Character.AI ha spiegato che l'obiettivo della bancarotta è arrivare a una risoluzione concordata con chi chiede risarcimenti per danni alla persona e con un gruppo di Stati che indaga sull'azienda. Ciò che resta della società manterrà però la responsabilità delle battaglie legali ancora aperte. Un documento dei legali di Character.AI afferma che Disney ha preteso che l'accordo si perfezionasse attraverso la procedura fallimentare per via della liquidità in calo e dei rilevanti rischi legali e regolatori. Disney ha rifiutato di commentare.
Gli osservatori parlano di una variante del cosiddetto reverse acquihire: una serie di accordi che permette di assumere le persone chiave e ottenere licenze estese sulla tecnologia, lasciando l'azienda bersaglio come un guscio vuoto. Chi usa questa formula di solito sostiene che non si tratti di una fusione e che non vada notificata alle autorità antitrust federali, una pratica diventata frequente nel settore dell'AI e criticata al Congresso.
Perché conta
La vicenda indica una via con cui una grande azienda può incorporare persone e tecnologia di una startup lasciando indietro i conti aperti con la giustizia, comprese le cause sulla sicurezza dei chatbot per i minori. È un tema che riguarda anche gli utenti europei e italiani: se le responsabilità restano a un soggetto ormai svuotato, diventa più difficile ottenere risposte da chi quella tecnologia continuerà a usarla.


