Una cimice nascosta in una sala riunioni riservata di OpenAI
OpenAI ha scoperto un dispositivo di registrazione audio nascosto in una sala riunioni usata per incontri riservati dei dirigenti. Il registratore era infilato in un batuffolo di carta igienica dietro un televisore.

- OpenAI ha trovato un registratore nascosto in una sala riunioni riservata.
- Il dispositivo era avvolto nella carta igienica dietro un televisore.
- L'ingegnere sospettato è stato licenziato e poi arrestato dall'FBI.
Come è stata trovata la cimice
Secondo Wired, il dispositivo è stato individuato alla fine di settembre in una sala conferenze della sede di OpenAI, il laboratorio americano che sviluppa ChatGPT. Si trattava di un registratore audio nascosto dietro uno schermo televisivo, avvolto in un ammasso di carta igienica per non farsi notare. La stanza, riferiscono gli atti giudiziari citati dalla stampa, veniva usata per riunioni aziendali confidenziali.
L'azienda ha collegato l'apparecchio a un proprio ingegnere, Abdulrahman Alfozan, che lavorava lì da poco più di un anno, e lo ha licenziato all'inizio di questo mese, poco prima che l'FBI procedesse all'arresto. Tra le prove raccolte dalle autorità, secondo Wired, ci sarebbero anche conversazioni tra l'ingegnere e un chatbot di intelligenza artificiale in cui chiedeva aiuto per installare dispositivi di ascolto, oltre a una fotografia che lo ritrae mentre guarda dietro il televisore. Gli investigatori dell'FBI avrebbero inoltre trovato sul suo iPhone le immagini di una seconda cimice piazzata negli uffici, come riportato da Ars Technica.
La difesa e le accuse
L'avvocato di Alfozan, William Pernik, ha respinto l'idea di un'attività clandestina: a suo dire non c'è stata alcuna intrusione notturna, perché quella era una stanza aperta in cui chiunque poteva lavorare. Al momento Alfozan è accusato di un singolo capo d'imputazione, l'uso di un dispositivo per intercettare comunicazioni, che prevede fino a cinque anni di carcere; i procuratori non escludono però ulteriori accuse.
Perché conta
I furti di informazioni riservate da parte di dipendenti non sono una novità nella Silicon Valley, ma qui colpisce la combinazione tra un metodo rudimentale, quasi da film di spionaggio, e la posta in gioco: i segreti industriali di uno dei laboratori più avanzati al mondo nell'intelligenza artificiale.
Il caso mostra anche quanto le aziende che sviluppano modelli di frontiera siano diventate obiettivi sensibili, al pari di realtà strategiche come la difesa o l'energia. Per chi lavora nel settore, anche in Italia, è un promemoria concreto: la sicurezza non riguarda solo i server e il software, ma anche le stanze dove si parla.

