Il giudice nega la scarcerazione: i legami sauditi dell'ex ingegnere
Un giudice federale di San Francisco ha deciso lunedì che Abdulrahman Alfozan, l'ex ingegnere di OpenAI accusato di aver piazzato una cimice in una sala riunioni, resterà in custodia fino al processo. Pesano i suoi legami con l'Arabia Saudita.

- Il giudice ha negato la scarcerazione per rischio di fuga.
- Secondo l'accusa il biglietto per Riad era pagato dal governo saudita.
- La difesa nega qualsiasi attività di spionaggio.
Il rischio di fuga secondo i procuratori
Il procuratore Craig Missakian ha sostenuto che Alfozan, cittadino saudita e residente permanente negli Stati Uniti, potrebbe lasciare il Paese e non tornare. Secondo l'accusa, prima dell'arresto l'ingegnere aveva già prenotato un biglietto di sola andata per Riad, la capitale saudita, per sé, la moglie e il figlio neonato: un volo che sarebbe stato pagato dal governo saudita. Dopo l'arresto, la moglie è partita comunque con un altro volo, prenotato secondo gli avvocati dal marito della sorella, un militare della marina saudita. La donna non è accusata di nulla.
Gli investigatori citano anche conversazioni frequenti su WhatsApp con un membro della famiglia reale saudita, che a maggio avrebbe scritto ad Alfozan che l'Arabia Saudita aveva bisogno di lui più degli Stati Uniti, nel contesto di una nuova grande iniziativa nazionale sull'intelligenza artificiale. Poco prima dell'arresto, riferisce Ars Technica, l'FBI avrebbe rilevato l'accesso a una cartella sull'iPhone chiamata "Saudi Gov Docs".
L'udienza a San Francisco
Il giudice Alex Tse si è detto perplesso di fronte all'offerta del consolato saudita di collaborare con una società di cauzioni per finanziare il rilascio: una sorta di assegno in bianco, l'ha definita, dicendo di preferire garanzie messe dai familiari. L'avvocato della difesa, William Pernik, ha giudicato infondato il timore di fuga e ha annunciato che continuerà a contestare la decisione. In aula, piena di giornalisti e sostenitori, Alfozan è comparso con la tuta arancione dei detenuti. L'accusa ha richiamato un precedente: il caso di ex dipendenti di Twitter accusati di spiare per conto di Riad, uno dei quali riuscì a lasciare il Paese con un volo organizzato il giorno successivo al confronto con l'azienda.
Perché conta
La vicenda intreccia spionaggio industriale e geopolitica: l'Arabia Saudita sta investendo molto per costruire una propria capacità nell'intelligenza artificiale e il talento tecnico è una risorsa contesa quanto i chip. Al momento, come ricorda Wired, le autorità non hanno indicato un movente ufficiale e l'accusa formale resta una sola. È però un segnale di come la corsa all'IA stia diventando materia di sicurezza nazionale, con ricadute anche sulle regole che Stati Uniti ed Europa stanno scrivendo sul trasferimento di tecnologie sensibili.

