Meta lascia che il suo agente Muse faccia sexting: la protesta delle creator
Meta permette agli utenti adulti di scambiare messaggi sessualmente espliciti con Muse, il suo agente di intelligenza artificiale sempre attivo. Le creator di contenuti per adulti, che vedono i propri profili Instagram limitati, parlano a Wired di un trattamento ingiusto.

- Meta consente conversazioni sessualmente esplicite con l'agente Muse agli utenti maggiorenni.
- Muse produce solo testo esplicito, non immagini o video.
- Le creator di OnlyFans denunciano a Wired limitazioni sui loro profili Instagram.
Che cos'è Muse e cosa può fare
Muse è l'agente di intelligenza artificiale di Meta: un assistente digitale con cui si dialoga come in una chat e al quale si possono dare accesso a dati personali come calendario ed email, perché intervenga in modo proattivo, per esempio disdicendo una lezione in palestra che si sovrappone a una cena. Secondo Wired è il primo agente always-on, cioè sempre in ascolto e pronto ad agire, a uscire dalla cerchia dei primi appassionati di San Francisco: la rete di distribuzione di Meta, con Instagram e Facebook, ha spinto l'app in cima alle classifiche di download nel primo mese.
L'app è riservata ai maggiori di 18 anni e l'azienda conferma che le conversazioni a sfondo sessuale sono ammesse. Un portavoce di Meta aveva già spiegato a Wired che la società non intende bloccare comportamenti legali tra adulti. Muse genera però solo testo esplicito, non immagini né video.
La protesta delle creator
Vanniall, creator di OnlyFans che vive a New York, racconta a Wired di combattere ogni giorno con deepfake iperrealistici che la riproducono e che spesso non riesce a far rimuovere, e con segnalazioni continue sui social. Il suo account Instagram, con oltre 100 mila follower, è attualmente limitato e non è visibile senza effettuare l'accesso. La sua critica: non è giusto che Meta guadagni con un agente che parla di sesso mentre alle persone reali non è concesso lo stesso spazio.
Meta risponde per bocca della portavoce Tracy Clayton che una conversazione privata, uno a uno, tra un adulto e un agente su una piattaforma riservata agli over 18 è cosa diversa dalla promozione di servizi su un social network. Jiz Lee, che gestisce un account OnlyFans e lavora da anni nel porno queer, sostiene che all'intelligenza artificiale si stia già concedendo più di quanto sia permesso agli esseri umani, e ricorda come molti problemi di censura online risalgano a FOSTA-SESTA, la legge statunitense del 2018 che ha modificato le tutele della Section 230 per le piattaforme. Lee chiede anche trasparenza su come Muse sia stato addestrato e su chi sia stato eventualmente compensato per i propri dati.
Perché conta
La vicenda mostra come le regole di moderazione cambino a seconda che a parlare sia una persona o un software. È un precedente che riguarda anche gli utenti europei e italiani: definisce cosa un'azienda considera accettabile dentro un assistente personale che ha accesso a email e calendario, e quali contenuti invece restano penalizzati nei feed pubblici.

