In Germania Google risponde di ciò che scrive la sua intelligenza artificiale
Il tribunale regionale di Aquisgrana ha vietato in via cautelare a Google di diffondere alcune affermazioni false su un medico prodotte dalle sue risposte generate dall'intelligenza artificiale. Per i giudici quei testi non sono semplici rimandi a siti terzi, ma dichiarazioni proprie dell'azienda.

- Il tribunale di Aquisgrana vieta a Google di diffondere accuse false generate dalla sua IA.
- Per i giudici le risposte dell'IA sono dichiarazioni proprie dell'azienda, non link a terzi.
- Google aveva evitato una pronuncia d'appello a Monaco chiudendo con un accordo.
Il caso del medico di Aquisgrana
Il protagonista è un primario e professore di neuroradiologia, in servizio dal 2010 fino alla fine di giugno 2026. Il 28 agosto un collega lo ha avvisato che la funzione "AI Mode" di Google, cioè la ricerca con risposte generate dall'intelligenza artificiale, spiegava il suo allontanamento citando una presunta violenza sessuale ai danni della sua segretaria.
Cercando termini come sospensione, licenziamento o procedimento giudiziario, il sistema restituiva ricostruzioni dettagliate di più paragrafi, inventando perfino l'intero seguito giudiziario della vicenda. Nessuna di quelle accuse lo riguardava: l'IA aveva attribuito a lui fatti relativi a un altro ex professore universitario, circostanza che il tribunale ha potuto verificare nei propri atti, dato che il procedimento penale era stato avviato contro un'altra persona.
Un orientamento che si consolida
La decisione, datata 24 settembre 2026, si richiama esplicitamente a una sentenza del tribunale di Monaco I di fine maggio, in cui i giudici avevano stabilito che Google risponde direttamente dei contenuti delle sue sintesi generate dall'IA, le cosiddette AI Overviews. In quel caso il sistema aveva collegato falsamente due editori di Monaco a schemi fraudolenti.
Secondo quanto riferisce The Decoder, l'appello che Google aveva annunciato pubblicamente non è mai arrivato a una decisione: la vicenda si è chiusa con un accordo transattivo, quindi nessun giudice di grado superiore si è pronunciato sul ragionamento di Monaco. Non è noto perché si sia arrivati all'intesa né se sia stato pagato del denaro; né Google né l'editore coinvolto hanno commentato. Il provvedimento di Aquisgrana non è definitivo e Google può impugnarlo.
Perché conta
La distinzione è di sostanza: se le risposte dell'IA sono contenuto proprio del motore di ricerca, l'azienda non può più presentarsi come intermediario neutrale che si limita a riportare informazioni altrui. Per una funzione che genera continuamente testi nuovi, è un rischio legale difficile da quantificare.
Le conseguenze potrebbero andare oltre le singole affermazioni false. Se quelle risposte sono contenuti di Google, anche gli editori i cui testi vengono usati per costruirle potrebbero un giorno avanzare pretese: un punto non trattato nel caso di Monaco, ma considerato uno sviluppo logico. Trattandosi di diritto tedesco, la decisione non si applica in Italia, ma riguarda uno degli snodi aperti anche da noi: chi risponde quando un sistema automatico attribuisce a una persona reati mai commessi.
