Character.AI in bancarotta, Disney assumerà almeno 60 dipendenti
Character.AI, la startup dei chatbot conversazionali, ha dichiarato bancarotta. Secondo un documento depositato in tribunale e segnalato da Bloomberg, Disney si è impegnata a offrire un posto di lavoro ad almeno 60 dipendenti dell'azienda, la maggioranza del personale, per una retribuzione complessiva stimata in 60 milioni di dollari all'anno.
- Character.AI ha dichiarato bancarotta dopo anni di costi elevati e contenziosi.
- Disney assumerà almeno 60 dipendenti, per circa 60 milioni di dollari annui di stipendi.
- La startup era stata citata dalla madre di un quattordicenne suicida.
L'accordo con Disney
Character.AI permetteva agli utenti di dialogare con personaggi virtuali creati dall'intelligenza artificiale, reali o di fantasia. La società aveva già annunciato che Disney avrebbe rilevato alcuni dei suoi asset per 20 milioni di dollari. L'ex amministratore delegato della startup, Karandeep Anand, è da poco diventato il primo chief technology officer, cioè il primo responsabile tecnologico, del colosso dell'intrattenimento.
Il documento legale precisa che la grande maggioranza dei dipendenti che hanno ricevuto un'offerta da Disney l'ha accettata. Si tratta però di una stalking horse bid, una proposta d'apertura nelle procedure fallimentari che fissa una base d'asta: un'altra azienda potrebbe ancora presentarsi con un'offerta più alta.
Costi alti e cause legali
Nonostante quella che lo stesso atto definisce una base di utenti ampia e molto coinvolta, Character.AI è stata frenata da costi elevati e da potenziali responsabilità legate ai contenziosi e ai rapporti con le autorità di vigilanza.
La società era stata citata in giudizio dalla madre di un ragazzo di quattordici anni, che sosteneva che il figlio fosse diventato ossessionato da uno dei chatbot della piattaforma prima di togliersi la vita. L'azienda è inoltre oggetto di indagini governative sulla sicurezza dei minori.
Perché conta
Il caso mostra due dinamiche del settore. La prima è economica: un prodotto con molti utenti non basta a reggere i costi di calcolo necessari a far funzionare modelli conversazionali su larga scala, e la via d'uscita diventa la cessione di tecnologia e persone a un gruppo molto più grande.
La seconda è il rischio legale legato ai compagni virtuali, un tema che riguarda da vicino anche gli adolescenti italiani, tra i principali utilizzatori di queste app. Le cause e le indagini sulla sicurezza dei minori sono entrate nei bilanci delle aziende come voce di costo concreta, al punto da pesare sulla loro sopravvivenza. Infine, l'operazione segnala l'interesse di un gruppo dell'intrattenimento come Disney per le competenze nei personaggi generati dall'IA, un terreno in cui la proprietà intellettuale e la tutela degli utenti si intrecciano.

