A Londra OpenAI e Anthropic chiedono regole vincolanti sull'IA
Durante un'audizione al parlamento britannico, i rappresentanti di OpenAI e Anthropic hanno sostenuto che gli impegni volontari non bastano più e che servono regole di legge sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale. Google DeepMind e Meta non hanno appoggiato la richiesta.

- Anthropic e OpenAI chiedono ai deputati britannici regole vincolanti, non volontarie.
- Google DeepMind e Meta preferiscono standard e autorità già esistenti.
- Il capo dell'MI5 indica nelle armi biologiche il rischio principale legato all'IA.
L'audizione a Westminster
La commissione parlamentare che si occupa di imprese, innovazione, scienza e commercio ha convocato martedì quattro aziende di frontiera, cioè quelle che sviluppano i modelli più avanzati, insieme a quattro ex dipendenti diventati informatori e ad alti funzionari pubblici.
Liam Booth-Smith, responsabile per l'Europa di Anthropic, ha detto che le regole dovrebbero essere vincolanti e che la società ha sempre ritenuto insufficienti gli impegni volontari. Tom Duff Gordon, vicepresidente di OpenAI, si è mosso con più cautela ma ha sostenuto un quadro normativo e una convenzione internazionale, indicando come primo passo obbligatorio la segnalazione degli incidenti.
Diversa la posizione dei concorrenti: Owen Larter di Google DeepMind ha detto che l'attenzione andrebbe messa sugli standard, mentre Rob Sherman di Meta ha ricordato che il Regno Unito ha già le proprie autorità di controllo. Il presidente della commissione, Liam Byrne, ha spiegato a Wired che l'obiettivo era proprio mettere a verbale le differenze tra le aziende e dimostrare che non ci si può affidare all'autoregolamentazione.
L'allarme dell'MI5 e i limiti dei controlli
A poche centinaia di metri, il direttore dell'MI5, il servizio di sicurezza interna britannico, Ken McCallum, ha dedicato il suo aggiornamento annuale sulle minacce all'intelligenza artificiale: il rischio a cui attribuisce più peso, pur non ancora concretizzato, è l'uso dell'IA per modificare la portata delle armi biologiche esistenti o nuove.
Nella parte finale dell'audizione i funzionari hanno ammesso quanto poco possa imporre il sistema attuale. L'AI Security Institute britannico verifica i modelli prima del rilascio, ma solo se le aziende decidono di consegnarli. Il direttore Henry de Zoete ha riconosciuto che l'istituto dipende dalla collaborazione delle imprese e dei governi stranieri e che non ha il potere di impedire la pubblicazione di un modello giudicato pericoloso: non rilascia certificazioni né dice sì o no a un modello. Cat Little, massimo funzionario del Cabinet Office, ha confermato che al momento il regime è volontario.
Perché conta
Il Regno Unito aveva scelto un approccio leggero alla regolazione, alternativo a quello europeo. L'audizione mostra che due dei principali laboratori americani oggi chiedono il contrario, anche per non restare svantaggiati rispetto a chi non si autolimita.
Per l'Italia e per l'Unione Europea, dove è già in vigore il regolamento sull'intelligenza artificiale, il dibattito londinese è un segnale: le regole nazionali contano poco se i modelli più avanzati nascono negli Stati Uniti o in Cina, come ha ammesso lo stesso de Zoete. Da qui la richiesta, avanzata da OpenAI, di una convenzione internazionale.



