Decreto IA in vigore dal 23 ottobre: formazione sì, imprese escluse
Dal 23 ottobre entra in vigore il decreto legislativo 179/2026, con cui l'Italia adegua il proprio ordinamento all'AI Act europeo. Organizza l'alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale per scuola, pubblica amministrazione, università, giustizia, professioni e sanità, ma non prevede percorsi dedicati alle imprese.

- Il decreto legislativo 179/2026 entra in vigore il 23 ottobre.
- Prevede percorsi di alfabetizzazione per scuola, PA, università, giustizia, professioni e sanità.
- Nessun percorso dedicato alle imprese, dove secondo l'Istat l'uso dell'IA è raddoppiato in un anno.
Che cosa prevede il decreto
L'AI Act è il regolamento europeo 2024/1689 che disciplina l'intelligenza artificiale nell'Unione. Il decreto legislativo del 7 ottobre 2026, numero 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 ottobre, attua la legge italiana 132/2025 e adegua il quadro nazionale a quel regolamento, sia per i poteri delle autorità nazionali sia per l'uso dell'IA nella formazione.
Buona parte del capo III è dedicata all'alfabetizzazione, termine che l'AI Act definisce come l'insieme di competenze, conoscenze e comprensione che permettono un uso informato dei sistemi e la consapevolezza di opportunità, rischi e possibili danni. I percorsi sono organizzati per comparti: la scuola, con la formazione dei docenti affidata a un decreto ministeriale atteso entro il 21 gennaio 2027; gli adulti, tramite i centri provinciali per l'istruzione degli adulti; la pubblica amministrazione, con la Scuola nazionale dell'amministrazione e Formez PA; università e AFAM, con contenuti minimi e monitoraggio annuale; e poi giustizia, professioni e sanità.
Il vuoto sulle imprese
Per le aziende e il loro personale non è previsto alcun percorso dedicato. L'unica disposizione rivolta ai datori di lavoro, inserita nel testo definitivo, chiede di formare il personale sui rischi specifici dei sistemi di IA, ma all'interno del perimetro della salute e sicurezza sul lavoro: resta quindi un obbligo senza un'istituzione di riferimento che lo accompagni.
Nel frattempo il quadro europeo è cambiato: dal 27 luglio il nuovo articolo 4 dell'AI Act, riscritto dal regolamento 2026/1744, chiede agli Stati membri di sostenere gli sforzi di alfabetizzazione di fornitori e utilizzatori, in particolare delle piccole e medie imprese. Il testo italiano definitivo, deliberato il 4 agosto, non contiene una disposizione dedicata a quel sostegno. Secondo l'analisi del garante privacy Guido Scorza ripresa da StartupItalia, il limite principale della nuova legge è la pretesa di governare una trasformazione epocale senza maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
Perché conta
I numeri dell'Istat mostrano quanto il tema sia concreto: la quota di imprese con almeno dieci addetti che usano almeno una tecnologia di IA è raddoppiata in un anno, dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. E tra le aziende che hanno valutato l'IA senza poi adottarla, il primo ostacolo indicato è proprio la mancanza di competenze, segnalata dal 58,6%.
In un tessuto produttivo fatto in larga parte di piccole e medie imprese, la formazione non è un dettaglio burocratico: è la condizione per usare questi strumenti in modo consapevole e conforme alle regole. Il decreto organizza l'alfabetizzazione dove esistono già istituzioni che formano; dove non ci sono, come nelle aziende, restano gli obblighi senza un percorso.


