Metà degli americani usa l'IA, ma solo il 4,5% paga un abbonamento
Quasi un americano su due usa l'intelligenza artificiale, ma solo il 4,5% ha un abbonamento personale a pagamento a ChatGPT, Gemini o Claude. Lo rileva il fondo Andreessen Horowitz, che per la prima volta ha misurato la spesa reale dei consumatori.

- Solo il 4,5% dei consumatori USA paga un abbonamento a ChatGPT, Gemini o Claude.
- L'1% che spende di più versa in media 900 dollari al mese; l'utente tipico 25.
- ChatGPT resta primo, Claude è stabilmente terzo e monetizza meglio dei rivali.
Tanti utenti, pochi clienti
Andreessen Horowitz, noto anche come a16z, è una delle principali società di capitale di rischio della Silicon Valley e pubblica da tre anni una classifica dei cento prodotti di intelligenza artificiale più usati dai consumatori. Nell'ultima edizione ha aggiunto, grazie ai dati sulle carte di pagamento statunitensi raccolti da YipitData, una stima della spesa effettiva.
Il quadro è di adozione ampia ma superficiale: quasi metà dei consumatori americani usa l'IA, solo un quarto lo fa ogni giorno e appena il 4,5% aveva ad agosto un abbonamento personale attivo ai tre assistenti principali, comunque circa il doppio rispetto a un anno prima.
La spesa è concentratissima. L'1% che spende di più rappresenta quasi un quinto del totale osservato, più di tutta la metà inferiore messa insieme, con una media di circa 900 dollari al mese. L'utente pagante tipico si ferma intorno ai 25 dollari. Chi spende molto compra strumenti per costruire e automatizzare, come n8n, Manus o fal, e strumenti creativi come Figma, Higgsfield e HeyGen: in pratica professionisti che usano l'IA per lavorare.
Il problema dei ricavi
Nella classifica ChatGPT resta primo con circa il doppio del traffico web di Gemini e sei volte quello di Claude, che però è salito stabilmente al terzo posto superando Deepseek e Perplexity. Anthropic, secondo a16z, monetizza meglio dei concorrenti perché una quota maggiore di utenti sta sui piani più costosi, che partono da 100 dollari al mese.
Il costo elevato dei modelli spinge il settore quasi interamente verso gli abbonamenti invece che verso la pubblicità. Olivia Moore, partner di a16z, ha detto a TechCrunch di non essere convinta che serva aumentare il numero di abbonati: molte persone preferirebbero un accesso gratuito con pubblicità, e la strada passa da modelli più economici, come il piano ChatGPT Go da 8 dollari al mese, o da modelli open source.
Perché conta
I dati riguardano gli Stati Uniti, ma la dinamica è la stessa ovunque: pochissimi utenti sostengono economicamente un settore che brucia enormi quantità di denaro in calcolo. È una delle ragioni per cui si discute di bolla dell'intelligenza artificiale.
C'è anche un effetto sociale segnalato da a16z: chi paga accede a funzioni molto più potenti, mentre chi usa la versione gratuita sfiora appena le possibilità di questi strumenti. Rischia di crearsi un divario di competenze tra chi sa usare l'IA ad alto livello e chi no, che si somma alle disuguaglianze esistenti.

Fonti
- The Decoder: Few people pay for AI, but those who do spend big
- TechCrunch: a16z’s Olivia Moore on the state of consumer AI
