Edizione della sera · 10 ottobre 2026

Wired: tre dei cinque grandi editori USA usano l'IA senza dirlo agli autori

Un'inchiesta di Wired racconta che almeno tre dei cinque maggiori editori librari statunitensi hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale generativa nei loro processi, senza comunicazioni pubbliche né consenso degli autori. Dentro le redazioni il malumore cresce.

HarperCollins
Immagine: Ajay Suresh / Wikimedia Commons, CC BY 4.0

Che cosa dice l'inchiesta

Wired ha raccolto le testimonianze di oltre due dozzine di lavoratori del settore, tutti anonimi per timore di ripercussioni sul posto di lavoro. Secondo questi racconti, HarperCollins, Simon & Schuster e Hachette, tre dei cosiddetti Big Five dell'editoria americana, utilizzano modelli linguistici di grandi dimensioni (i sistemi che generano testo prevedendo le parole successive, come Claude di Anthropic e ChatGPT di OpenAI) per scrivere email agli agenti letterari, testi pubblicitari e di quarta di copertina, materiali di marketing e perfino per progettare copertine. Spesso, dicono i dipendenti, su indicazione dei dirigenti.

È un quadro in contrasto con l'immagine pubblica del settore: nello stesso anno gli editori hanno fatto causa a Google per violazione del diritto d'autore e cancellato libri di autori sospettati di aver usato l'IA. Secondo un redattore citato da Wired, i casi finiti sui giornali sono solo la punta dell'iceberg: ogni marchio editoriale avrebbe la sua storia di un libro annullato per uso evidente di IA, senza che la notizia uscisse.

Gli AI Champions e il malumore interno

Il caso più documentato è quello di HarperCollins. I vertici avrebbero acquistato licenze di Claude da Anthropic mesi fa, salvo accorgersi rapidamente di non sapere come usarle. Decine di dipendenti, giovani e senior, sarebbero stati quindi designati come AI Champions, con il compito di trovare possibili applicazioni in sessioni mensili di brainstorming. Oltre a Claude, secondo i dipendenti l'azienda ha comprato licenze di ChatGPT e di Jasper, una piattaforma che promette di gestire interi flussi di lavoro di marketing.

Quando in primavera alcuni partecipanti hanno sollevato dubbi legali, etici e ambientali, chi conduceva l'incontro avrebbe liquidato le obiezioni come il costo di fare impresa. Poco dopo, sul portale interno è comparsa una nota secondo cui l'impatto ambientale dell'IA è una parte piccola dell'impronta digitale di ciascuno. Un dipendente ha parlato di uno schiaffo in faccia: per anni si è chiesto un aumento, e i soldi sono finiti in software che quasi nessuno voleva. Wired ricorda che nel 2023 lo stipendio medio d'ingresso nell'editoria newyorchese dei Big Five era di 47.583 dollari.

Perché conta

Il libro è un prodotto che si vende anche sulla fiducia: una quarta di copertina o una proposta inviata a un giornalista sono forme di comunicazione in buona fede. Un addetto stampa dei Big Five, citato da Wired, giudica miope affidarle a un modello. La questione riguarda anche i lettori italiani: molti titoli tradotti arrivano dagli stessi gruppi, e le descrizioni che si leggono su Amazon o Goodreads nascono da quei testi promozionali. Secondo Meg Reid di Hub City Press, qui passerà la differenza tra grandi gruppi in cerca di efficienza e piccoli editori che rivendicano il valore del lavoro umano.

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