Dot, l'agente di OpenAI alla prova: trova lo sconto, si blocca sul captcha
OpenAI ha lanciato Dot, un agente che opera al posto dell'utente su un computer virtuale. The Verge lo ha messo alla prova con compiti quotidiani, ottenendo risultati altalenanti.

- Dot è il nuovo agente di OpenAI che opera su un computer virtuale.
- Nel test di The Verge ha trovato uno sconto in email ma si è bloccato su un controllo anti-robot.
- È disponibile solo per gli abbonamenti di fascia alta, come il piano Pro da 100 dollari al mese.
Come funziona
Dot si presenta con un avatar stilizzato e un nome personalizzabile. L'interfaccia è divisa in due: in una finestra si chatta con l'agente, nell'altra si segue il suo lavoro mentre clicca dentro una macchina virtuale, cioè un computer simulato che gira nel cloud. Lì può usare applicazioni come Blender e GIMP, ma può anche accedere al computer dell'utente tramite l'app desktop di ChatGPT; è persino possibile telefonargli per ragionare a voce.
Secondo The Verge, il prodotto somiglia più a software aziendale che a un assistente personale: un collega digitale che sa usare altri programmi. Per ora si ottiene un solo Dot, ma OpenAI prevede di permetterne diversi. La distribuzione è riservata agli abbonamenti di fascia più alta, compreso il piano Pro da 100 dollari al mese usato per il test.
La prova sul campo
Al primo compito, fissare l'appuntamento per l'attivazione di una connessione internet, Dot è arrivato vicino alla meta: ha persino recuperato nella posta elettronica uno sconto promozionale da 100 dollari che l'autrice aveva cancellato. Poi si è fermato davanti a un controllo anti-robot che richiedeva di tenere premuto a lungo il tasto del mouse, operazione non supportata dai suoi comandi del browser, e ha chiesto aiuto all'utente.
Superato quell'ostacolo, è arrivato alla schermata di pagamento chiedendo i dati del conto corrente: non esiste un sistema integrato per salvare la carta come quello di un servizio concorrente, e l'autrice ha preferito concludere da sola. In altri test Dot non ha trovato l'opzione per una visita gratuita in uno spazio di coworking, proponendo invece un ingresso giornaliero da 35 dollari; un agente rivale l'ha individuata in pochi minuti. Anche il recupero di informazioni da un account Ikea non è andato a buon fine.
Perché conta
La prova mostra il divario tra la promessa degli agenti capaci di fare quasi tutto e la realtà quotidiana, fatta di verifiche anti-robot, login e pagamenti che richiedono comunque una persona.
C'è anche una questione di fiducia: affidare a un software le credenziali bancarie o l'accesso alla posta è un passo che molti utenti non sono pronti a fare. E il prezzo d'ingresso, riservato ai piani più costosi, indica a chi è davvero rivolto per ora questo tipo di prodotto.

