Edizione della sera · 3 ottobre 2026

ChatGPT prova i vestiti: OpenAI lancia il camerino virtuale

IA · Contenuto generato con l'intelligenza artificiale, rivisto da una persona

OpenAI ha annunciato il lancio globale di due funzioni dedicate agli acquisti in ChatGPT: la prova virtuale di abiti e accessori e un sistema per salvare i prodotti preferiti.

ChatGPT
Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio

Come funziona

La prima novità, chiamata virtual try-on, permette di caricare un selfie o una foto a figura intera per vedere come potrebbe stare addosso un capo o un accessorio. Nei risultati di shopping di ChatGPT compare un pulsante dedicato alla prova; in alternativa si può caricare l'immagine di un oggetto, per esempio uno screenshot da un sito, e chiedere all'assistente di indossarlo virtualmente.

La seconda funzione, Favorites, consente di salvare i prodotti trovati in una libreria dell'app, insieme alle immagini delle prove, per ritrovarli in seguito. Secondo OpenAI entrambe sfruttano il nuovo modello ChatGPT Images 2.5, che l'azienda descrive come capace di luci più naturali, texture più ricche, maggiore fedeltà alle istruzioni di modifica e tempi di generazione più rapidi.

L'assistente, spiega l'azienda, può anche partire dalla descrizione di uno stile e cercare i capi per comporre il look, oppure analizzare foto di abiti indossati da personaggi famosi per individuare prodotti acquistabili.

Il contesto competitivo

Come ricorda TechCrunch, OpenAI aveva già sperimentato in questo campo con una funzione di acquisto immediato che non ha dato i risultati sperati ed è stata accantonata. Nel frattempo altri assistenti stanno esplorando lo shopping: la startup Instinct ha iniziato a proporre raccomandazioni di prodotti in modo proattivo, una scelta che alcuni utenti hanno percepito più come pubblicità che come aiuto.

Con queste novità ChatGPT entra in un terreno presidiato da Pinterest e Google come fonte di ispirazione per la moda. Resta da vedere, osserva TechCrunch, se diventerà la scelta principale degli utenti, considerato che Google ha lanciato la propria prova virtuale già lo scorso anno.

Perché conta

Lo shopping online è una delle poche attività in cui un assistente conversazionale può generare ricavi diretti, indirizzando gli utenti verso prodotti acquistabili. Per OpenAI è quindi un passaggio strategico oltre l'uso del chatbot come strumento di scrittura o ricerca.

Per chi compra, il camerino virtuale promette di ridurre uno dei problemi storici dell'e-commerce di abbigliamento, cioè capire come sta un capo prima di ordinarlo, e quindi i resi. Va però ricordato che si tratta di immagini generate: il risultato è una simulazione, non una prova reale di vestibilità e tessuto.

La domanda di questa edizione
E voi, a chi credereste: a ChatGPT o al cameriere che vi dice che quel piatto contiene crostacei?
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