DeepSeek e Huawei lanciano TileLang, alternativa aperta a CUDA
L'azienda cinese DeepSeek ha pubblicato in open source una serie di strumenti di programmazione per i chip Ascend di Huawei. Il pezzo centrale è TileLang, un linguaggio per acceleratori di intelligenza artificiale pensato come alternativa al CUDA di Nvidia.
- DeepSeek pubblica in open source strumenti di programmazione per i chip Huawei Ascend.
- TileLang punta a sostituire CUDA come linguaggio per gli acceleratori AI.
- L'obiettivo è un ecosistema software cinese indipendente dai fornitori americani.
Che cosa è stato rilasciato
Secondo quanto annunciato da DeepSeek sul suo canale WeChat e riportato da Reuters, il pacchetto comprende librerie per il calcolo e per lo spostamento dei dati tra i chip, tutto a codice aperto. DeepSeek afferma che Huawei ha sostenuto pienamente il lavoro; le due aziende hanno anche ottimizzato un supernodo, cioè un cluster composto da 128 chip Ascend 950.
TileLang è un linguaggio di programmazione per chip AI nato dalla ricerca dell'Università di Pechino, che DeepSeek usa da circa un anno e che secondo il New York Times è oggi il suo strumento principale. L'azienda sostiene che chi vuole costruire un ecosistema software indipendente ha bisogno prima di tutto di un linguaggio universale, facile da usare ma capace di sfruttare a fondo l'hardware, e lo considera più semplice da programmare rispetto a CUDA.
Il fossato di Nvidia
CUDA è la piattaforma software con cui si programmano le schede Nvidia: il vantaggio dell'azienda non sta solo nei chip, ma nei circa quattro milioni di sviluppatori che la usano nel mondo. È la barriera che concorrenti come AMD non sono riusciti a superare nemmeno con hardware paragonabile sulla carta.
La società di analisi SemiAnalysis, citata da The Decoder, ritiene che il fossato si stia assottigliando: dopo aver testato Jalapeño, il chip per inferenza di OpenAI, ha parlato di un vantaggio «potenzialmente morto». Restano però cautele: i test riguardavano scenari relativamente semplici da ottimizzare, e sui carichi di lavoro degli agenti AI, misurati dal benchmark AgentX, ad agosto Nvidia risultava nettamente avanti. I chip Huawei non erano inclusi in quel confronto.
Perché conta
L'iniziativa mostra come l'industria cinese stia serrando i ranghi di fronte ai controlli americani sulle esportazioni di chip. Il presidente di turno di Huawei, Eric Xu, ha detto che l'azienda non può accettare un futuro che dipenda dalla disponibilità altrui a vendere processori alla Cina; Huawei ammette anche di non riuscire a soddisfare la domanda interna e prevede quindi di vendere meno chip all'estero.
Se il software cinese riuscirà davvero a reggere il confronto, la dipendenza mondiale da un unico fornitore di hardware e strumenti per l'AI potrebbe ridursi. Per chi sviluppa in Europa e in Italia significherebbe, nel tempo, più alternative e costi potenzialmente meno legati a un solo ecosistema.
