Proteste davanti al DevDay di OpenAI: cartelli, cori e una nave che affonda
Il DevDay di OpenAI, a San Francisco, è iniziato tra cori e volantini: più di una dozzina di organizzazioni ha organizzato un presidio all'ingresso dell'evento. Due artisti hanno esposto una scultura in cartapesta che raffigura una nave che affonda.
- Oltre una dozzina di sigle sindacali e civiche ha protestato al DevDay di OpenAI.
- Nel mirino i contratti con ICE e l'impatto ambientale dei data center.
- Due artisti hanno esposto una scultura in cartapesta che raffigura una nave che affonda.
Chi c'era e cosa chiedeva
Davanti alla sede dell'evento, il Fort Mason di San Francisco, i manifestanti hanno marciato in cerchio davanti a una serie di cartelli che componevano la scritta People over profit, le persone prima del profitto. Tra i promotori del presidio, secondo The Verge, c'erano Bay Resistance, Tech Workers Coalition, il sindacato Service Employees International Union, San Francisco Rising e il San Francisco Labor Council.
Un grande cartello arancione chiedeva a OpenAI di rinunciare al contratto con ICE, l'agenzia federale statunitense che si occupa di immigrazione e dogane. Alcune persone indossavano costumi da robot di cartone, mentre altri cartelli denunciavano la distruzione del clima e l'uso dell'IA per scopi militari. I volantini distribuiti invitavano a firmare un appello per la fine dei contratti con ICE e con il settore militare, rimandando al sito QuitGPT.org, che promuove boicottaggi dei servizi di OpenAI. Un altro volantino indicava le presunte distanze di sicurezza dai data center, i centri di calcolo che ospitano i server necessari ad addestrare e far funzionare i modelli di IA, suggerendo che l'unica distanza sicura superi i 160 chilometri.
La scultura: What Iceberg?
All'ingresso pubblico dell'evento due artisti di uno studio della Bay Area hanno presentato What Iceberg?, un'installazione grande quanto un tavolo. L'opera, alta circa un metro e mezzo, mostra i dirigenti e gli investitori di OpenAI che fuggono da una nave che affonda portando con sé enormi ricchezze, mentre tutti gli altri restano a pagare il conto dell'intelligenza artificiale.
Uno dei due autori, che si è presentato ad Ars Technica con il nome Kevin, ha spiegato che l'opera è stata costruita in cinque giorni con cartapesta, cartone, vernice e un tavolo riutilizzato. Per lui la metafora vera non è la collisione con l'iceberg, ma il Titanic: per i più ricchi esisteva un piano di salvataggio, per i lavoratori dei ponti inferiori no.
Perché conta
Il presidio mostra che la contestazione all'IA non riguarda solo i timori tecnologici, ma temi concreti: lavoro, consumo di energia e acqua dei data center, uso delle tecnologie da parte delle autorità. Sono gli stessi nodi che si discutono anche in Europa e in Italia, dove nuovi centri di calcolo sono in costruzione e il dibattito sul loro impatto ambientale è aperto.
Secondo The Verge le proteste arrivano in una fase di fiducia bassa verso i laboratori di IA, dopo incidenti legati a sistemi che hanno acceduto a reti di concorrenti e a dati personali.

Fonti
- The Verge: Protesters gather at OpenAI’s DevDay
- Ars Technica: Protests against OpenAI get increasingly creative