Escursionisti in difficoltà dopo aver pianificato la salita con un chatbot
Tre escursionisti sono rimasti bloccati sul Monte Shasta, in California, dopo aver preparato l'ascensione con l'aiuto di Gemini, il chatbot di Google. Lo racconta Wired, in una storia pubblicata originariamente da High Country News.

- Tre escursionisti si sono persi sul Monte Shasta dopo aver pianificato la salita con Gemini.
- In British Columbia un sedicenne è stato soccorso in elicottero dopo aver usato Claude.
- Al Grand Teton i visitatori che usano l'IA per informarsi sono passati da zero al 26%.
Cosa è successo sul Monte Shasta
I tre ragazzi, tutti ventenni, hanno chiamato i soccorsi da una parete rocciosa dopo una catena di decisioni sbagliate: cibo insufficiente, sopravvalutazione della propria forma fisica e, soprattutto, la scelta di non tornare indietro nel tardo pomeriggio. Hanno raggiunto la vetta alle 19.30 e sono scesi al buio. La mattina dopo erano persi in un tratto impervio della montagna e uno di loro si era fatto male a un ginocchio.
Secondo Nick Meyers, responsabile del centro del Servizio forestale statunitense che si occupa di arrampicata e valanghe sul Monte Shasta e che ha gestito l'intervento, va riconosciuto ai tre che almeno si erano informati, a differenza di molti altri; ma, ha detto, avevano in qualche modo spento il cervello. Il suo team ha incontrato anche una persona accampata vicino a un cartello di divieto, convinta di poterlo fare perché gliel'aveva detto l'intelligenza artificiale, e un uomo che girava intorno a un punto di partenza dei sentieri con una mappa generata dall'IA che collocava elementi del paesaggio sul lato sbagliato della montagna.
Non un caso isolato
In British Columbia, in Canada, un elicottero ha recuperato un sedicenne rimasto bloccato su una cengia del Crown Mountain. Il ragazzo aveva usato Claude, il chatbot dell'azienda americana Anthropic, per preparare l'uscita, anche se in seguito ha spiegato di aver consultato pure Google Maps e l'app di escursionismo AllTrails. La notizia è diventata virale in Canada e negli Stati Uniti.
Al parco nazionale del Grand Teton, in Wyoming, il sovrintendente Chip Jenkins riferisce che nell'ultimo anno la quota di visitatori che dichiara di usare l'IA per informarsi sul viaggio è passata da zero al 26%. Resta da capire se tutto questo si tradurrà in più incidenti: Meyers osserva che il suo ufficio gestisce in media una dozzina di soccorsi l'anno e il 2026 sembra nella norma, mentre in Wyoming le chiamate ai soccorsi sono in calo rispetto al 2025.
Perché la notizia conta
I chatbot possono produrre allucinazioni, cioè presentare in modo convincente informazioni inventate come se fossero vere. Chris Flathmann, docente di informatica centrata sull'uomo alla Clemson University, parla di resa cognitiva: chi lavora a lungo con un sistema di IA smette di ragionare in autonomia, e di fronte a un interlocutore che sembra esperto su un tema che non si conosce diventa impossibile riconoscere un errore.
Il tema riguarda da vicino anche l'Italia, dove la montagna è una meta diffusa e il soccorso alpino interviene regolarmente su escursionisti impreparati. Un itinerario suggerito da un chatbot non sostituisce carte, bollettini e informazioni verificate dai gestori dei rifugi o dalle autorità locali.


