Edizione del mattino · 24 ottobre 2026

In Italia è nullo il licenziamento deciso solo da un algoritmo

Dal 23 ottobre 2026 è in vigore in Italia il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che adegua l'ordinamento nazionale all'AI Act europeo. Tra le novità, è nullo il licenziamento fondato unicamente su una decisione dell'intelligenza artificiale.

Artificial Intelligence Act
Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio

Che cosa prevede il decreto

L'AI Act è il regolamento europeo che disciplina l'intelligenza artificiale classificando i sistemi in base al rischio. Il decreto 179/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre, è la norma con cui l'Italia ne organizza l'attuazione: assegna alle autorità nazionali i poteri per verificare il rispetto delle regole, coordinare la vigilanza e intervenire in caso di violazioni.

Secondo AI4Business, AgID, l'Agenzia per l'Italia digitale, e ACN, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, assumono compiti di controllo e coordinamento, mentre Banca d'Italia, Consob e IVASS mantengono le competenze nei rispettivi settori. Sono previste sanzioni e anche spazi di sperimentazione regolata, cioè ambienti in cui le imprese possono testare soluzioni sotto la supervisione delle autorità.

La regola sul lavoro

Il punto che riguarda più da vicino i lavoratori è il licenziamento. Come spiega Agenda Digitale, dal 23 ottobre è nullo il licenziamento basato unicamente su una decisione di un sistema di intelligenza artificiale: serve una scelta effettiva e autonoma di una persona fisica. Non basta una ratifica formale di quanto suggerito dal software.

Il lavoratore colpito da un provvedimento di questo tipo può ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno. L'onere si sposta quindi sull'impresa, che deve essere in grado di dimostrare un intervento umano reale, autonomo e documentato, anche quando il sistema utilizzato non rientra nella categoria ad alto rischio prevista dall'AI Act.

La stessa analisi segnala che i nodi pratici saranno la prova del controllo umano, la trasparenza dei parametri con cui l'algoritmo elabora le valutazioni e la tenuta costituzionale del nuovo rimedio.

Perché conta

Molte aziende già usano software per valutare prestazioni, assenze o produttività. La norma non vieta questi strumenti, ma impone che la decisione finale resti in capo a una persona identificabile e che quella decisione sia ricostruibile.

Per i lavoratori significa un appiglio giuridico nuovo e concreto; per le imprese italiane significa dover rivedere procedure interne e documentazione, in modo da poter provare, in caso di contenzioso, chi ha deciso e sulla base di quali elementi. È uno dei primi casi in cui le regole europee sull'IA toccano direttamente la vita quotidiana in ufficio.

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