YouTube Music etichetta i brani creati con l'intelligenza artificiale
YouTube Music ha avviato il lancio di un sistema di etichette che segnala le canzoni realizzate con l'intelligenza artificiale generativa. L'indicazione compare sulla pagina del lettore e, toccandola, mostra quale ruolo ha avuto l'IA nella creazione del brano.

- YouTube Music mostra un'etichetta sui brani creati in parte o del tutto con l'IA.
- I partner devono dichiarare l'uso dell'IA; in assenza, YouTube usa i propri sistemi di rilevamento.
- Su Deezer oltre metà dei caricamenti quotidiani è musica generata dall'IA, circa 90.000 brani al giorno.
Come funziona l'etichetta
Per intelligenza artificiale generativa si intendono i sistemi capaci di produrre contenuti nuovi, in questo caso musica e voci, a partire da una richiesta scritta. L'etichetta di YouTube, chiamata "Made with AI", riguarda i brani alterati o interamente generati con questi strumenti, per esempio quando un modello ha creato la composizione e le parti vocali.
I partner musicali che caricano i brani devono dichiarare l'uso dell'IA scegliendo tra tre categorie: interamente generato dall'IA, parzialmente generato dall'IA oppure senza IA generativa. I pezzi ritoccati con strumenti di correzione dell'intonazione come l'Auto-Tune rientrano nell'ultima categoria. Se la dichiarazione manca, YouTube dice che potrà usare altri segnali per stabilire se un brano è artificiale, affiancando alle informazioni dei partner i propri strumenti di rilevamento. L'etichetta parte dall'app YouTube Music e arriverà più avanti anche sull'app principale di YouTube.
La scelta di YouTube punta sulla trasparenza più che sulle restrizioni: la presenza di IA, da sola, non rende un brano inadatto alla monetizzazione. L'azienda sperimenta a sua volta la creazione musicale assistita, con lo strumento Dream Track che consente ad alcuni creator di generare basi musicali con versioni artificiali delle voci di artisti che hanno aderito.
Un fenomeno in rapida crescita
Il contesto spiega la mossa. Deezer, che ha introdotto strumenti di rilevamento l'anno scorso, a luglio ha dichiarato che oltre il 50 per cento dei caricamenti quotidiani sulla piattaforma è musica interamente generata dall'IA, con una media di 90.000 brani al giorno; quando aveva iniziato a misurare, la quota era del 10 per cento. Deezer esclude questi brani dalle raccomandazioni algoritmiche e dalle playlist editoriali, trattiene i compensi sugli ascolti fraudolenti e sta preparando un interruttore per filtrarli del tutto dalla ricerca, atteso entro fine anno. Secondo un sondaggio citato dall'azienda, circa il 45 per cento dei suoi utenti voleva questa possibilità.
Le altre piattaforme si muovono in modo diverso: Spotify ha introdotto etichette volontarie e un filtro antispam, Apple Music prevede tag di trasparenza, Tidal segnala i brani interamente artificiali ed esclude la ripartizione dei diritti, mentre Bandcamp ha vietato del tutto la musica generata dall'IA.
Perché conta
Per chi ascolta, le etichette sono il primo strumento concreto per sapere cosa si sta ascoltando. Per i musicisti, anche italiani, la questione è economica: ogni ascolto che finisce su un brano artificiale sottrae spazio e compensi nei cataloghi delle piattaforme. La differenza tra chi etichetta e basta e chi esclude i brani dalle raccomandazioni deciderà quanto l'ondata di musica generata peserà sui ricavi di chi fa musica con strumenti tradizionali.


