Un giudice Usa respinge le cause degli editori contro le risposte AI di Google
Negli Stati Uniti il giudice federale Amit Mehta ha respinto le cause antitrust presentate da Chegg e da Penske Media contro Google, che accusavano le risposte generate dall'intelligenza artificiale nel motore di ricerca di sottrarre loro visite e ricavi.
- Respinte le cause antitrust di Chegg e Penske Media contro gli AI Overviews di Google.
- Per il giudice Mehta l'aspettativa di ricevere traffico non equivale a un accordo.
- Gli editori continuano a perdere visite con la ricerca basata sull'intelligenza artificiale.
Le accuse di Chegg e Penske
Al centro della disputa ci sono gli AI Overviews, i riassunti generati dall'intelligenza artificiale che Google mostra in cima ai risultati di ricerca e che spesso rispondono alla domanda dell'utente senza che questo debba aprire i siti citati.
Chegg, una piattaforma americana di servizi per lo studio, sosteneva che Google avesse raccolto illecitamente i suoi contenuti didattici, permettendo ai modelli Gemini di ricrearli e riducendo il traffico verso il sito. Penske Media, che controlla testate come Rolling Stone e Variety, aveva presentato una causa analoga: secondo l'editore era scorretto che i siti indicizzati per la ricerca normale vedessero i propri contenuti usati anche per le risposte AI, senza possibilità di tirarsi fuori. Entrambe le aziende parlavano di abuso di posizione dominante.
La motivazione del giudice
Mehta ha scritto che gli attori hanno dimostrato soltanto di avere un'aspettativa: quella che Google invii loro traffico in cambio di contenuti messi a disposizione gratuitamente. Ma un'aspettativa, osserva il giudice, non è un accordo, è semplicemente il modo in cui funziona un motore di ricerca generalista. Senza un'intesa formale fra le parti, la normativa antitrust non si applica.
Il magistrato ha aggiunto, come riportato da The Verge, che la corte non è insensibile alla situazione in cui si trovano gli editori, ma che le regole antitrust non possono sostituire una scelta del legislatore su come affrontare l'impatto economico delle nuove tecnologie. Non è un giudice qualsiasi: Mehta è lo stesso che nel 2024 aveva stabilito che Google aveva violato la legge antitrust nella causa intentata dal Dipartimento di Giustizia sulla ricerca online, un procedimento che però non si è concluso con le sanzioni severe chieste dal governo.
Perché conta
La decisione indebolisce una delle strade legali che gli editori stavano percorrendo per difendersi dal calo di visite legato alla ricerca con intelligenza artificiale, un fenomeno che colpisce testate giornalistiche e piccoli siti anche in Italia, dove molte redazioni dipendono dal traffico proveniente da Google.
Il messaggio implicito è che la risposta potrebbe dover arrivare dalla politica più che dai tribunali, come sta provando a fare l'Unione Europea con le sue regole su piattaforme e copyright. Intanto Google cerca anche una via negoziale: secondo The Information, citata da The Verge, l'azienda sta pagando un centinaio di editori nell'ambito di un programma pilota per i contributi ad AI Overviews, AI Mode e Gemini.
